Nei mesi scorsi avevamo tracciato uno scenario preciso: lo sbarco fisico di Kkr a Milano potrebbe scuotere un mercato legale basato su equilibri storici (leggi l’anticipazione qui). Con l’ufficializzazione del nuovo ufficio milanese e il trasferimento da Londra di Marco Fontana per le infrastrutture e Nicolò Della Casa per il private equity, quella previsione può diventare realtà operativa.
Il nodo dei referral
Il mercato dei grandi deal in Italia si è retto a lungo su una geometria consolidata. Il fondo internazionale lavorava con il proprio advisor globale di fiducia, spesso Kirkland & Ellis, nel caso di Kkr, che a sua volta attivava uno studio best friend locale per il diritto domestico. Uno schema che ha alimentato per anni i mandati di Gianni & Origoni, Legance e Chiomenti.
Con un team stabile a Milano, la catena si accorcia. La regia strategica si sposta a monte e i mandati andranno conquistati sul valore, non più ricevuti per inerzia dalle sedi estere.
L’effetto anchor client
La dinamica non è passata inosservata oltremanica. Testate come The Lawyer sottolineano che Kirkland & Ellis non si muove mai per mappare geograficamente un Paese, ma per seguire i flussi di capitale dei propri anchor client. Per l’insegna di Chicago, Kkr è il riferimento globale. I megadeal italiani dell’ultimo periodo – la partita da 19 miliardi per FiberCop e l’investimento in Enilive – hanno dimostrato alla City e a Wall Street che l’Italia ha superato lo status di mercato periferico gestibile da remoto.
Con i partner di Kkr fisicamente a Milano, concorrenti come Latham & Watkins e White & Case -già presenti all’ombra del Duomo- si trovano a pochi metri dai decisori del fondo. Per Kirkland & Ellis, presidiare il cliente solo da Londra significherebbe esporsi a una contaminazione relazionale sul territorio. La scelta di Ropes & Gray di aprire uffici a Milano e Parigi ha già mostrato la direzione.
La partita sul mid-market
Se altri studi americani d’élite seguissero, per le grandi insegne italiane la sfida si sposterebbe sulla difesa dei talenti: una stagione di lateral hiring aggressivi sui partner di prima fascia nel private equity, nelle infrastrutture e nella transizione energetica.
I commenti dei vertici di Kkr indicano un orizzonte più ampio dei mega-deal. «L’Italia vanta un ecosistema imprenditoriale di straordinaria qualità, caratterizzato da imprese familiari e imprenditori che hanno saputo costruire realtà di eccellenza», ha dichiarato Della Casa. È su questo tessuto che Kkr punta. Per gli studi milanesi, la competizione si sposta sulla capacità di generare mandati: chi saprà fare da ponte tra l’imprenditore locale e i parametri di un fondo globale manterrà una posizione. Gli altri dovranno rinegoziare il proprio ruolo.
Intanto Kirkland & Ellis…
Nel frattempo, un altro segnale arriva direttamente da Kirkland. Lo studio di Chicago ha annunciato oggi un investimento da 500 milioni di dollari in una piattaforma AI proprietaria, sviluppata con il contributo di 250 avvocati interni. Una law firm che investe questa cifra in tecnologia non sta difendendo posizioni, ma sta accelerando. E questo potrebbe rendere ancora più concreta l’ipotesi di un suo radicamento sul territorio italiano.


