pubblicato in TopLegal ottobre 2013                                                                                

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UN MERCATO AFFOLLATO DI ATTORI

Continua la crisi delle grandi acquisizioni e fusioni contro un mercato legale saturo e ad alto tasso di mobilità 

Vittima della crisi e dell’instabilità economica, il settore delle grandi fu­sioni e acquisizioni ha vissuto, negli ultimi due anni, un forte clima d’in­certezza generale a causa del quale si è ridotto il volume di affari e di investimenti, non solo su scala domestica ma anche a livello globale.

L’analisi effettuata dal Centro Studi sulla tipologia di mandati tra il 2011 e il 2013 rileva una sostanzia­le spaccatura del mercato: da un lato abbiamo assi­stito a operazioni dall’ingente importo economico e dal prevalente coinvolgimento di società quotate – per esempio, la fusione da 3 miliardi di euro tra Atlantia e Gemina e l’acquisto, per mano di Delmi, di Edipower da Alpiq e Edison, per quasi 2 miliardi di euro – dall’altro, ci sono stati mandati di natu­ra domestica, con società private come principali protagoniste – l’acquisizione di Cerved ad opera di Cvc Capital per oltre 1 miliardo di euro. A fronte di una brusca frenata di investimenti su entrambi i livelli, sono gli attori istituzionali come Cassa de­positi e prestiti, Fondo strategico italiano e Fondo Italiano d’Investimento che si sono fatti avan­ti per le acquisizioni importanti. Cassa depositi e prestiti è stata protagonista di tre delle acquisizioni più significative degli ultimi due anni, prendendo il 100% di Sace per 6 miliardi di euro, il 100% di Fintecna per più di 2 miliardi, entrambi di proprie­tà del Ministero dell’Economia e delle Finanze e il 76% di Simest dal Ministero dello Sviluppo Econo­mico per 233 milioni di euro.

Il mercato italiano è stato, inoltre, preso d’assal­to da investitori stranieri, attratti dai marchi italiani. Mentre l’opinione pubblica è stata attirata maggior­mente dalla cessione della pasticceria Cova a Lvmh, l’acquirente francese si è intascato altri due brand italiani storici: Bulgari per 3.700 milioni di euro e più di recente Loro Piana per 2.200 milioni di euro.

I settori su cui si sono concentrati gli investi­menti, sia italiani che stranieri, hanno riguardato i servizi media e tecnologia, il lusso, l’energy, l’ali­mentare ed la moda. Per il mercato dell’equity capital markets, gli ul­timi due anni sono stati piuttosto statici e il settore delle Ipo è diventato uno dei meno redditizi per gli studi d’affari, con pochissime operazioni in can­tiere. Le più significative sono state l’ammissione a quotazione di Brunello Cucinelli seguita da quella di Moleskine. In picchiata anche gli aumenti di ca­pitale, con poche eccezioni, tra cui Fondiaria- Sai, che ha aumentato il suo capitale di 1,1 miliardi di euro, Unicredit di 7,5 miliardi di euro e Banca Popolare di Milano di 500 milioni di euro. 


Il mercato legale 

Alla naturale divisione del mercato legale del corporate/m&a corrisponde un’analoga divisione dei consulenti legali. Da un lato emergono studi che, per la forza del brand, delle squadre e per­sino dei singoli soci rainmaker, nonché per la vi­cinanza a clienti altolocati, si confermano ormai da anni i consulenti privilegiati di società quotate e prestigiosi istituti finanziari nelle loro maggio­ri operazioni. Dall’altro lato, vi sono studi legali impegnati prevalentemente su operazioni a favore di società private dal valore più contenuto. Le classifiche stilate dal Centro Studi TopLegal rispec­chiano questa struttura di base del mercato legale corporate/m&a italiano.

Benché questa divisione bipartitica sia rimasta immutata nella sua natura profonda, tuttavia è cambiata la strategia di riposizionamento oppor­tunistico di alcuni protagonisti della fascia alta del mercato, e lo spazio in cui cercano di muoversi, a causa della crisi economica e della conseguente riduzione delle grandi operazioni. I grandi studi italiani e internazionali non operano più solo sulle acquisizioni e fusioni più ingenti, bensì cercano di attingere anche al mid- market, ovvero al bacino di mandati dal valore di mercato inferiore ma pur sempre strategicamente importanti nel proprio settore industriale di riferimento.

Una conseguenza immediata di questa migra­zione dei grandi verso il mid- market è stata quella di un aumento di attori, e quindi di concorrenza, e una riduzione dei mandati da spartirsi. Ciò si è tra­dotto in un fenomeno piuttosto esplosivo che ha messo sotto pressione le insegne legali. Non sor­prende se, negli ultimi anni, il mercato ha assistito alla fine di storiche insegne, a spin- off decisivi e alla nascita di nuove realtà, tutto accompagnato da un’elevata volatilità dei professionisti.

Tra il 2011 e il 2013 i lateral hire di soci equi­ty esperti di corporate/ m& a sono stati i più nu­merosi: ben 39 professionisti hanno cambiato insegna. La maggior parte è stata una conse­guenza del fallimento di Dewey & LeBoeuf, che ha vissuto una vera e propria diaspora prima di ricostituirsi, a tempo di record, sotto l’insegna di Grimaldi. Nella fase di rilancio della practice, Grimaldi ha rafforzato il corporate con l’ingresso di Giorgio Gallenzi proveniente da Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher. A questo nuovo acquisto sono seguite, però, per Grimaldi ben tre uscite di peso: Bruno Gattai e Luca Minoli, che hanno fondato Gattai Minoli & partners, Rino Caiazzo, confluito in Caiazzo Donnini Pappalardo e Associati, e Lorenzo Parola, approdato nel team di Paul Hastings

Ma Grimaldi non è l’unico a su­bire l’uscita di personalità di spicco nel merca­to in analisi. Freshfields Bruckhaus Deringer ha perso Mario Ortu e Nicola Caracciolo Barra, andati ad inaugurare il dipartimento di corporate di Orsingher – ora Orsingher Ortu – e su cui il mercato, per il momento, riserva il suo giudizio. Anche Chiomenti, tra i protagonisti del merca­to delle grandi fusioni e acquisizioni, ha vissuto un periodo di riprogettazione interna a seguito dell’uscita di due soci di spicco: Franco Lambertenghi, approdato in Jones Day e Ferigo Foscari il quale ha fatto il suo ingresso in White & Case. Gli americani di White & Case, dopo tre anni di assenza dall’Italia, sono ripartiti con una cam­pagna acquisti di tutto rispetto, iniziata con l’in­gresso di Michael Immordino, uscito da Latham & Watkins, e successivamente di Iacopo Canino, ex Giliberti Pappalettera Triscornia e Associati. Ha investito sul corporate anche Hogan Lovells, prendendosi Luca Picone e Francesco Stella da Linklaters.

Per quanto riguarda i lateral più strategici, il mercato corporate ha visto lo spostamento di due affermati rainmaker: Roberto Cappelli e Michael Bosco. Il primo, che ha aggiunto il pro­prio nome all’insegna di Gianni Origoni Grippo, è stato l’immediata causa dello sconvolgimento che ha portato poi alla chiusura del “primo” Gri­maldi. Il secondo ha lasciato la ventennale colla­borazione in Shearman & Sterling per rafforzare il dipartimento di Dla Piper, che, nel frattempo, ha investito in nuove partnership attingendo dal “nuovo” Grimaldi con l’acquisto di Francesco Novelli e Francesco Satta.

Ben quattro sono stati i passaggi tra direzioni affari legali e dipartimenti di corporate: Salvatore Cardillo è passato da Enel a D’Urso Gatti e Bianchi; Diego Saluzzo prima, e Fernando Massara poi, hanno lasciato rispettivamente Iveco e Exor per entrare in Grande Stevens. Di­versa è stata la scelta di Emiliano Nitti, che dopo 10 anni alla guida della direzione affari legali del fondo Clessidra, ha deciso di mettersi in proprio e fondare lo studio Mauri Nitti.

Una stagione turbolenta quella che ha coin­volto le squadre di corporate e m&a, che non vede all’orizzonte immediati segni di assesta­mento, bensì segnali di continuo rimpasto delle compagini. Ultima, in ordine di tempo, è stata la scissione di Labruna Mazziotti Segni, afferma­ta insegna del corporate e equity capital mar­kets, che ha visto l’uscita dei due name partner, Andrea Mazziotti di Celso e Antonio Segni