di Eleonora Fraschini
Si è aperta oggi a Milano la prima parte dell’ESG & Capital Summit organizzato da TopLegal, in collaborazione con Banco BPM, dedicata al rapporto tra sostenibilità, accesso al capitale e competitività delle imprese. Al centro del confronto il ruolo dell’ESG in una fase caratterizzata da instabilità geopolitica, trasformazione energetica e crescente attenzione alla capacità delle aziende di attrarre investimenti.
Ad aprire i lavori sono stati Marco Alparone, vicepresidente della Regione Lombardia, Raffaele Barteselli, responsabile Transizione e Sostenibilità di Banco BPM, e Anna Lambiase, presidente di Cdp Venture Capital e founder di Irtop. Alparone ha evidenziato: «La sostenibilità non deve essere considerata un vincolo alla crescita, ma un fattore abilitante. Oggi imprese, banche e pubbliche amministrazioni sono chiamate a valutare non solo gli aspetti finanziari, ma anche gli impatti sociali, ambientali e legati alla transizione digitale. Per farlo servono criteri misurabili, perché solo ciò che è misurabile può essere gestito e valorizzato nell’accesso al credito». Barteselli ha sottolineato che «nonostante un contesto operativo sempre più complesso, la sostenibilità continua a rappresentare un tema centrale per il sistema economico. Le imprese sono chiamate a confrontarsi con grandi transizioni – tecnologica, climatica ed energetica – che stanno modificando strutturalmente il modo di fare business. Per affrontarle è necessaria una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, finanza e imprese». Lambiase si è invece soffermata sulla situazione nel venture capital: «La sfida oggi non è soltanto applicare le normative sulla sostenibilità, ma trasformarle in un motore di innovazione e crescita. Nel venture capital vediamo una forte correlazione tra accesso al capitale, innovazione e criteri ESG: circa il 30% delle startup del nostro portafoglio sviluppa soluzioni a valenza ambientale e il 60% dei fondi in cui investiamo integra criteri ESG nei processi di valutazione».
L’introduzione è stata affidata a Enrico Giovannini, direttore scientifico Asvis ed ex ministro del Lavoro, che ha illustrato il quadro attuale della sostenibilità in Italia e in Europa alla luce dei numeri di Asvis. Giovannini ha spiegato che «la sostenibilità non solo è viva, ma rappresenta l’unica strada percorribile per costruire il futuro che vogliamo. I dati mostrano che le imprese che investono in sostenibilità sono più competitive e crescono più rapidamente delle altre, mentre la finanza sostenibile continua ad attrarre capitali, in particolare in Europa. Il problema è che il Paese procede ancora troppo lentamente rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030». La prima tavola rotonda, dedicata al tema Sostenibilità, passaporto per il credito o peso sulla crescita?, ha riunito esponenti del mondo accademico, finanziario e legale per discutere l’evoluzione del rapporto tra ESG e accesso al capitale, con la moderazione di Giacomo Iacomino, content coordinator di Toplegal.
Matteo Pedrini, direttore di Altis Università Cattolica del Sacro Cuore, ha richiamato l’attenzione sul fatto che le imprese non possano evitare il tema della sostenibilità: «Le organizzazioni devono essere capaci di gestire la continuità del business e, allo stesso tempo, progettare il futuro. In questo senso l’ESG non rappresenta soltanto un insieme di adempimenti, ma un’opportunità di innovazione, capace di generare vantaggi competitivi, attrarre talenti e creare valore nel lungo periodo», sottolineando poi l’importanza che il private equity può rivestire in questo processo.
A questo intervento si è ricollegato Pierpaolo Vezzani, head of ESG del Fondo Italiano d’Investimento, che ha evidenziato: «La sostenibilità è un onere soltanto se si decide di affrontarla come tale. Nelle piccole e medie imprese troviamo ancora una certa resistenza culturale, ma il nostro compito come investitori è accompagnarle in un percorso di crescita e managerializzazione dell’ESG. Il punto non è vedere questi temi come un costo, ma comprenderne gli impatti sul business e le opportunità che può generare»,
Raffaele Barteselli, responsabile Transizione e Sostenibilità di Banco BPM, ha sottolineato che «oggi non è più possibile valutare correttamente un’azienda limitandosi agli indicatori economico-finanziari tradizionali. Per comprendere la sua capacità di creare valore nel medio-lungo periodo è necessario considerare anche il modo in cui affronta le sfide della sostenibilità: dalla transizione tecnologica alla gestione del capitale umano, fino alla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici e di mitigarne gli effetti. Tutti questi elementi sono ormai parte integrante della valutazione del merito creditizio».
Sara Lovisolo, head of ESG Development di Amundi Italy, ha osservato che «nonostante un contesto politico meno favorevole e una crescente incertezza normativa, non si assiste a una fuga dagli investimenti responsabili. Solo nel segmento retail gli afflussi verso prodotti responsabili hanno raggiunto circa 170 miliardi di euro, a conferma di un interesse che resta solido. Dopo anni di forte crescita stiamo entrando in una fase di maggiore stabilizzazione, ma gli investitori continuano a guardare con attenzione ai temi ESG e alla capacità di gestire rischi e opportunità legati alla transizione»
Francesca Marchetti, partner di BonelliErede, ha infine evidenziato che «le principali criticità della finanza sostenibile sono oggi la complessità normativa e il rischio di greenwashing. Negli ultimi anni le imprese, soprattutto le più piccole, hanno dovuto confrontarsi con un quadro regolatorio in continua evoluzione e con obblighi informativi sempre più articolati. Allo stesso tempo, la qualità e la comparabilità delle informazioni ESG restano una sfida, alimentando il rischio di confusione sia per chi offre prodotti finanziari sia per gli investitori».
Nel corso del business talk moderato da Virginia Saba (giornalista e direttrice di MontecitorioNews24), intitolato Il capitale coraggioso, Francesco Perrini, chairman di Clearwater Italy, ha sottolineato che la sostenibilità continua a rappresentare una leva di creazione di valore per imprese e investitori. «Non parliamo solo compliance, ma di strategia. Le aziende che investono in efficienza, innovazione e decarbonizzazione riducono i costi, migliorano il proprio profilo di rischio e rafforzano la competitività. Nonostante il dibattito politico degli ultimi anni, il numero di imprese che adottano obiettivi climatici certificati è passato a livello globale da circa 9.400 a oltre 13.500 in meno di due anni, a conferma di un interesse che continua a crescere», ha osservato Perrini.
La seconda tavola rotonda ha affrontato il tema Energia, sicurezza e capitale: proteggere gli asset nell’era della volatilità, sempre con la moderazione di Virginia Saba. Eric Ezechieli, cofounder e regeneration officer di Nativa, ha spiegato le caratteristiche che avranno le imprese del futuro: «Le imprese che avranno successo saranno quelle capaci di comprendere la velocità del cambiamento che stiamo vivendo. Nei prossimi cinque anni assisteremo a trasformazioni più profonde di quelle viste negli ultimi cinquanta e, per affrontarle, sarà fondamentale sviluppare strumenti di misurazione adeguati. Oggi il ruolo dell’impresa non può limitarsi alla creazione di valore per gli azionisti, ma deve estendersi alle persone, all’ambiente e alle generazioni future».
Valentina Marchio, head of contracts di Nextchem (Gruppo Maire Tecnimont), ha posto l’accento su temi di grande attualità: «Negli ultimi anni abbiamo compreso che la transizione energetica non è soltanto una sfida ambientale o tecnologica, ma anche una questione di sicurezza economica e industriale. La pandemia, la guerra in Ucraina e le recenti tensioni geopolitiche hanno mostrato quanto le imprese siano esposte ai rischi legati all’approvvigionamento energetico e alle catene del valore. L’energy trilemma ci ricorda che la transizione deve conciliare tre obiettivi: accesso all’energia, sostenibilità dei costi e decarbonizzazione».
Alessandro Stanzini, responsabile Economic Research and Markets Strategy di Banca Aletti – Gruppo Banco BPM, ha infine commentato il mercato, osservando che «Il rischio è fenomeno ineludibile perché permette di rilevare il premio, che è alla base del funzionamento del mercato finanziario. I mercati riescono a funzionare correttamente quando il rischio è misurabile e quindi viene incorporato nei prezzi. In questi anni abbiamo subito spesso rischi di natura geopolitica, energetica, climatica e tecnologica non perfettamente misurabili per cui abbiamo sperimentato fasi di grande incertezza. Anche nei prossimi anni dovremo probabilmente convivere con un sistema altamente volatile, in cui la gestione corretta del rischio diventerà elemento ancora più centrale per investitori ed imprese».


