Qualcuno sta cercando di ridefinire la geopolitica del basket italiano. Non arriva dal mondo dello sport, né da un fondo di private equity specializzato. Si tratta di un trial lawyer californiano, un avvocato: Paul Matiasic.

La sua traiettoria attraversa le aule di tribunale degli Stati Uniti, le grandi cause civili e un modello di professione legale in cui la capacità di generare cassa è direttamente legata all’esito delle cause. È da lì che nasce il suo profilo economico. Lo sport è arrivato dopo.

Il profilo legale e l’origine del capitale

Matiasic è fondatore dello studio The Matiasic Firm, con sede a San Francisco. La sua attività si concentra sul contenzioso civile complesso: grandi cause per lesioni gravi alla persona, abusi sessuali, responsabilità da prodotto e morti per negligenza — le cause, cioè, in cui il sistema legale statunitense esprime i valori risarcitori più alti, spesso definiti attraverso accordi transattivi o verdetti di giuria. Lo studio dichiara oltre 450 milioni di dollari recuperati per i propri clienti, con più di cinquanta risultati a sette e otto cifre.

Il profilo professionale è riconosciuto nelle principali directory legali statunitensi: Top 100 Trial Lawyers per nove anni consecutivi, membro del Multi-Million Dollar Advocates Forum, lifetime charter member di Best Attorneys of America. Tra i risultati più significativi, un verdetto da 28 milioni di dollari in Los Angeles County e il record assoluto di risarcimento in una contea rurale della California settentrionale, con 9,25 milioni di dollari — quattro volte e mezzo il precedente primato.

Ma Paul Matiasic è attivo anche come investitore e imprenditore, con interessi che si estendono oltre la sfera legale e includono in particolare il settore immobiliare e partecipazioni in iniziative imprenditoriali. L’unico investimento strutturato e pubblicamente tracciabile è tuttavia quello legato al basket professionistico, attraverso il controllo della Pallacanestro Trieste esercitato tramite Cotogna Sports Group.

Matiasic: le origini, il basket e la scelta di Trieste

Matiasic non arriva al basket italiano per caso. Suo nonno, suo padre e la sua famiglia hanno lasciato l’Istria durante l’esodo, emigrando negli Stati Uniti. Sua madre è friulana. Ha ancora parenti tra Trieste e il Friuli ed è un legame che ha finito per orientare scelte concrete. Ha giocato a basket negli USA a livello Pro-Am e in Italia, a Roma, mentre studiava presso l’università americana nella capitale. Il campo è rimasto indietro. Gli affari sono arrivati dopo. E Trieste è stata la prima mossa concreta.

Il controllo del club giuliano è stato esercitato attraverso una precisa architettura societaria, anziché tramite acquisizione diretta del club. Il veicolo di riferimento, come anticipato, è Cotogna Sports Group. Nell’aprile 2024, a seguito di un progressivo consolidamento delle proprie quote iniziato nella prima fase di controllo condiviso, Matiasic ha assunto la carica di azionista di riferimento e presidente del club giuliano.

Questo passaggio ha sancito la transizione da un modello di investimento collettivo a una governance accentrata, in cui l’avvocato detiene la maggioranza assoluta delle quote del veicolo controllante.

Matiasic, Trieste non basta: si apre l’asse Brescia-Roma

Ma la piazza giuliana si è rivelata troppo piccola per le ambizioni del progetto. E così il 29 maggio scorso l’ufficio di comunicazione di Matiasic – operativo da Roma, dettaglio che già dice molto sulla direzione di marcia – ha emesso una nota che per la prima volta formalizza il disimpegno dalla Pallacanestro Trieste e l’apertura alla cessione del club.

Qualche giorno fa, l’indiscrezione che nessuno poteva aspettarsi: l’avvocato in fase avanzata di trattativa per l’acquisizione della Basket Brescia Leonessa, altra squadra di Serie A1, tra le migliori del campionato con importanti traguardi raggiunti in questi anni (una finale, una vittoria in Coppa Italia e sempre tra le prime tre in classifica nell’ultimo triennio), controllata dal gruppo Germani, attivo nel settore trasporti, acquisito nel 2024 dal fondo Eurizon, gruppo Intesa Sanpaolo.

Lo strumento con cui Matiasic si sta muovendo è l’acquisizione di club esistenti con successivo trasferimento di sede, e quindi non una cessione di titoli sportivi, che tecnicamente non esiste. Una volta acquisita la società, il nuovo proprietario può chiedere alla federazione il trasferimento della sede in un’altra città, in questo caso a Roma, grande area metropolitana senza una presenza stabile nel basket di vertice negli ultimi anni. 

Brescia non ci sta. L’effetto domino si complica

La situazione a Brescia è speculare rispetto a Trieste, con la stessa carica di tensione. Per i club di entrambe le città sono state coinvolte le istituzioni locali, nella fattispecie i due sindaci e, per Trieste, anche il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga, mentre tifosi bresciani hanno esposto proprio in questi giorni striscioni durante le semifinali scudetto contro l’Olimpia Milano. Il patron della Leonessa, Mauro Ferrari, interpellato direttamente a margine di gara 2, ha preferito non rispondere. Il comunicato del club “La Pallacanestro Brescia resta a Brescia” non ha specificato in quale categoria né in quali condizioni.

Le ipotesi sul tavolo in verità sarebbero almeno due, entrambe in evoluzione. La prima, inizialmente più accreditata: Matiasic acquisisce Brescia, la porta a Roma, la Germani riparte dalla A2 rilevando il titolo di Torino, la cui proprietà guidata dall’imprenditore Davide Avino sarebbe orientata a chiudere i battenti, con il club di Ruvo di Puglia, fresca di salvezza sempre in A2, come alternativa in caso Torino trovasse una nuova proprietà.

La seconda, emersa nelle ultime ore da fonti triestine: Matiasic acquisisce comunque Brescia e la porta a Roma con la possibilità di subentrare anche in EuroCup, fattore cruciale per la candidatura NBA Europe, ma Brescia non sparisce. Acquisterebbe a sua volta il club giuliano dallo stesso Matiasic, mantenendo così la Serie A. E Trieste? scenderebbe in Serie A2, rilevando il titolo di Ruvo di Puglia o Cento. Un’uscita dalla massima serie che brucerebbe e tanto per i tifosi di una squadra che ha chiuso settima nell’ultima stagione regolare, disputando il primo turno playoff proprio contro Brescia e oltre 5.000 spettatori di media.

La variabile geopolitica e il fattore Nba Europe

La chiave per capire le mosse di Matiasic non è il basket in sé. È NBA Europe. Per decenni il basket europeo ha vissuto un paradosso: grande seguito popolare, ma una sostenibilità economica spesso fragile. In molti casi, specie in Italia, i club sopravvivono grazie all’intervento diretto dei proprietari o di sponsor industriali, con margini limitati e una redditività lontana dagli standard dello sport professionistico americano.

L’interesse della NBA per il mercato europeo ha cambiato la prospettiva. L’ipotesi di una lega continentale costruita secondo criteri più vicini al modello delle franchigie statunitensi, con maggiore centralizzazione commerciale, valorizzazione dei diritti media e capacità di attrarre investimenti internazionali, ha acceso l’attenzione di imprenditori, fondi e operatori finanziari. In altre parole, la possibilità che il basket europeo possa diventare un business molto più sostenibile e profittevole di quanto sia stato finora.

In questo scenario Roma è diventata uno degli asset più ambiti del continente. Le prime ipotesi di lavoro per NBA Europe prevedono infatti due piazze italiane di riferimento: Milano e Roma. Matiasic lo ha capito da tempo. Già a febbraio aveva incontrato il sindaco Roberto Gualtieri per presentare il proprio dossier e visitare gli impianti destinati a ospitare un futuro progetto romano.

Matiasic e la Nba: il Palaeur è già suo

Ma non è il solo. La cordata Usa guidata dall’ex general manager NBA Donnie Nelson, con il coinvolgimento del fuoriclasse Nba dei Los Angeles Lakers, lo sloveno Luka Dončić e l’ex fuoriclasse lituano Rimanta Kaukenas visto anche in Italia ha già acquisito la Vanoli Cremona con l’obiettivo di trasferire la società nella Capitale. Se il piano di Matiasic dovesse andare in porto, dal prossimo anno Roma potrebbe ritrovarsi con due diverse proprietà americane, due progetti industriali concorrenti e due candidature alla futura NBA Europe che però potrebbero anche convivere.

Un primo round della sfida si è già giocato sul PalaEur, l’impianto destinato a diventare il centro del basket romano. Ad aggiudicarsi il bando è stata la cordata di Matiasic, che ha presentato un’offerta nettamente superiore a quella del gruppo Nelson. Il successivo ricorso presentato dai concorrenti non cambia il dato politico e industriale dell’operazione: l’investitore californiano si è già assicurato uno degli asset più importanti dell’intero progetto romano.

Una traiettoria anomala

La vicenda Matiasic mostra come il capitale che oggi entra nello sport professionistico possa provenire da percorsi molto diversi rispetto a quelli tradizionali. Nel suo caso, l’origine è una carriera costruita nel litigation statunitense, successivamente affiancata da attività imprenditoriali e di investimento.

L’interesse per Trieste prima e per Roma poi si colloca in una fase in cui il basket europeo sta attirando l’attenzione di operatori che guardano oltre il risultato sportivo e ragionano in termini di mercato, infrastrutture e potenziale valorizzazione degli asset.

Per questo il caso Matiasic va oltre la semplice acquisizione di un club. Racconta l’ingresso di nuove figure economiche in uno sport che si prepara a una possibile trasformazione strutturale. E in questo momento, uno dei protagonisti più inattesi è un trial lawyer di San Francisco.