Partner, ma senza equity
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16 feb 2021
Lateral Monitor

Partner, ma senza equity

Nel 2020 si è aperta una nuova fase di mercato con 16 fusioni e l’avvio di 17 nuove insegne. Il 37% dei passaggi ha visto la "de-equitizzazione" del socio



Grande mobilità tra soci di studi dello stesso cluster, aumento delle operazioni straordinarie e focus su alcune practice anticicliche, come l’area fiscale, il giuslavoro e l’Ip/Tmt. Il comparto legale nel 2020 è entrato in una fase di consolidamento, che ha visto i grandi studi integrare boutique di qualità e gli studi medio piccoli unire le forze per restare competitivi. Non sono mancate tendenze centrifughe sul mercato, tra spin off da studi internazionali e sodalizi ultradecennali che non hanno retto di fronte alle prime difficoltà gestionali e finanziarie emerse nel corso dell’anno.

Sono alcune delle evidenze emerse dai dati dell’ultimo Lateral Monitor, l’Osservatorio sugli spostamenti dei soci di TopLegal giunto alla sua decima edizione. Stando alle rilevazioni, nell’anno segnato dalla crisi sanitaria ed economica si sono contati 197 passaggi di partner rispetto ai 154 registrati nel 2019. Il 52% ha riguardato studi dello stesso cluster, anche se l’attività è risultata decisamente più accentuata negli studi medio piccoli (33%), segno che negli operatori con un’offerta di servizi ridotta si riscontra una maggiore difficoltà a restare competitivi sul mercato. Che l’intero comparto dei servizi legali stia attraversando un periodo difficile, lo indica anche un’altra tendenza emersa nel corso del 2020: la "de-equitizzazione" dei soci. Il 37% dei passaggi registrati dal Lateral Monitor ha visto partner accettare ruoli non equity pur di restare sul mercato.

L’emergenza della de-equitizzazione
Le criticità interne alla partnership degli studi emergono da una lettura più attenta dei dati relativi al numero di soci azionisti che ha deciso di cambiare insegna lo scorso anno. Una peculiarità del mercato italiano è stato il proliferare di cariche di socio alternative all’equity partner. Il risultato è che al ruolo di partner oggi non corrisponde più in modo automatico il possesso di quote dello studio.

Il termine generico oggi comprende anche i soci salariati, una carica sempre più diffusa e che gode spesso di poca trasparenza (non tutti gli studi comunicano la distinzione tra soci equity e soci partner ma fanno riferimento al generico ruolo di "partner"). Tale evoluzione è dipesa dalla necessità di stringere l’accesso alla partnership, per non diluire troppo gli utili, permettendo allo stesso tempo sia la crescita dei colleghi più promettenti sia la valorizzazione di figure senior di standing nel rapporto con il cliente a prescindere dall’accesso agli utili.

L’attenzione, quindi, per capire le dinamiche strutturali del mercato in questa particolare fase, va posta sui movimenti dei soci a elevata capacità imprenditoriale. Lo scorso anno l’osservatorio ha registrato 59 i movimenti di soci equity, in forte aumento rispetto ai 45 che hanno deciso di cambiare insegna nel 2019. È il dato più alto degli ultimi dieci anni e supera quello registrato da TopLegal in anni molto critici per il comparto legale, come quelli visti tra il 2012 (55 passaggi equity) e il 2014 (50 passaggi).

Gli studi medio grandi e grandi hanno mostrato un maggiore appeal rispetto a medio piccoli, monospecialisti, americani e altri internazionali, tra cui le Big four, che hanno chiuso l’anno con un saldo negativo tra ingressi e uscite. È emersa, tuttavia, una diversa forza di attrazione tra i due cluster, più accentuata nei grandi studi dove si sono registrati 15 ingressi a livello equity a fronte di solo quattro defezioni. Il saldo nei medio grandi, invece, a fine anno è negativo: -2.

Il dato rilevante dell’analisi, tuttavia, è che non tutti gli equity partner, cambiando insegna, sono riusciti a entrare nell’azionariato del nuovo studio, finendo per accettare, pur di restare sul mercato, un ruolo salariato. Considerando i 90 passaggi di soci equity, solo 59 possono essere considerati veri e propri lateral (da equity a equity), mentre 31 sono di fatto spostamenti al ribasso, che hanno visto ex soci equity diventare nel nuovo studio salary partner, income partner o associate partner. Movimenti di questo tipo possono essere indicativi di un portafoglio del professionista entrante al di sotto della media di quello richiesto per entrare nell’equity dello studio che lo accoglie.

Casi di questo genere si sono registrati nel 2020 soprattutto in occasione di operazioni straordinarie tra due o più studi che ha comportato il naturale sfoltimento del numero dei soci azionisti, spingendo chi non ce l’ha fatta ad entrare ad accontentarsi di una carica non equity o a cercarsi altre strade sul mercato. Nell’87% dei casi a essere de-equitizzati nel 2020 sono stati gli ex soci di studi medio piccoli o delle boutique, che sono stati, non a caso, i due cluster dove si è concentrato il maggior numero di operazioni straordinarie.

La pressione sugli studi medio piccoli e sulle boutique ha spinto in molti casi gli studi a scaricare i costi e ad aprire le porte dello studio solo a professionisti imprenditori, piuttosto che ai tecnici. Questa tendenza si evince dal saldo tra acquisti e defezioni di soci non equity, risultato negativo durante l’anno negli studi medio piccoli (-26) e nei monospecialisti (-6). Più contenuto è invece il differenziale tra ingressi e uscite di soci equity nei medesimi cluster (-4 nei medio piccoli e 0 nei monospecialisti), segno di una maggiore attenzione degli studi sulle capacità di generare nuovi mandati.

Diversa ancora sembra essere la strategia seguita dagli studi full service, medio grandi e grandi. Da una parte, oltre ad attrarre talenti da studi concorrenti, portando via soci equity di qualità, hanno continuato anche a fare incetta di salary partner. Il saldo tra ingressi e defezioni tra soci non equity è positivo in entrambi i cluster, 23 per i medio grandi e 11 per i grandi studi. Ingrossare la linea di soci salariati sembrerebbe di primo acchito una mossa controintuitiva rispetto a ciò che di solito gli studi tendono a fare durante le recessioni, cioè ridurre il costo per i team. In realtà, da una attenta lettura dei passaggi tra le seconde linee, si scopre che in alcuni casi, per alleggerire le principali voci di bilancio, i grandi studi hanno iniziato a partire dal primo lockdown, lo scorso marzo, a sfoltire il numero di associate e counsel.

L'articolo completo con tutti i dati dell’ultimo Lateral Monitor è stato pubblicato su TopLegal Review nr. febbraio/marzo 2021 disponibile su E-edicola.
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