ENERGIA

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Amministrazione  • 28/02/2013
di  Amministrazione
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STOP AL PROJECT FINANCE, SULL’ENERGY CORRE L’M&A

A tenere banco nel 2012 le liti e le operazioni di acquisizione, soprattutto sul secondary market, mentre sulle rinnovabili hanno frenato bruscamente le nuove installazioni. 

Il volto dell’Energy sta mutando. Se nel 2011 il mercato è stato dominato dal project finance, il 2012 è stato l’anno del contenzioso e dell’m&a. Il primo trainato dalle impugnazioni contro i provvedimenti del Gestore dei servizi energetici (Gse) di esclusione e decadenza dal IV conto energia; il secondo stimolato dall’interesse per il mercato secondario, con la riconversione e acquisizione di impianti già realizzati attraverso finanziamento in leasing. Il settore delle energie rinnovabili, che negli ultimi anni grazie agli incentivi ha conosciuto uno sviluppo impetuoso, nel 2012 ha fatto i conti con la crisi, subendo le ripercussioni della chiusura dei rubinetti creditizi da parte delle banche, che ha messo un freno alla corsa alle nuove installazioni. In un clima di scarsa bancabilità dei progetti, hanno beneficiato di ottime opportunità i consulenti con una consolidata reputazione presso gli istituti di credito. Anche se – com’è emerso dalla ricerca – sono pochi gli studi a cui viene riconosciuta una competenza nell’assistere sia le banche che gli sponsor. Questi ultimi sempre più inclini a gestire i mandati in-house per ridurre i costi.

A soffrire più di altri i contraccolpi della stretta sul project finance e del clima di incertezza dovuto ai ritardi nella definizione dei nuovi sistemi incentivanti è stato il fotovoltaico, che nel 2011 in Italia aveva fatto, invece, la parte del leone con un numero di pannelli installati senza pari al mondo. Con le limitazioni al fotovoltaico imposte dall’entrata in vigore del dlgs 28/2001 e del successivo dl 1/2012, molte aziende hanno percorso la via dell’internazionalizzazione, costruendo nuovi impianti fotovoltaici all’estero, in particolare nei paesi dell’Est Europa, dove ha preso il via una politica incentivante delle energie rinnovabili. Situazione che ha condotto alcuni studi italiani ad ampliare il business a Levante. Pochi, però, si dicono pronti a giocare la carta estera. I più, invece, hanno deciso di concentrarsi sulle opportunità offerte dall’Italia, facendo i conti con i cambiamenti nel target di investitori del settore, migrati verso segmenti “green” meno colpiti dai tagli alle tariffe. Primo tra tutti l’eolico.
Una delle 
operazioni più importanti nel settore è stata quella condotta da Erg, assistita da Dla Piper, che ha raggiunto un accordo con International Power Consolidated Holding (controllata al 100% da Gdf Suez) – affiancata da Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners (Gop) – per l’acquisizione dell’80% del capitale di IP Maestrale Holdings. Un’operazione che ha permesso a Erg di diventare, tramite la controllata Erg Renew, il primo produttore di energia eolica in Italia e tra i primi dieci in Europa.
Ma vere protagoniste del 2012 sono state le grandi riorganizzazioni aziendali, aventi ad oggetto cessioni di asset o partecipazioni, con mandati dal doppio profilo corporate e restructuring, che hanno coinvolto nomi eccellenti del mercato, entrati nel merito di questa indagine pur non avendo una competenza specifica nell’energy. La più recente è la cessione del 30% meno un’azione di Snam (seguita da Nctm) da Eni (assistita da d’Urso Gatti e Bianchi) a Cassa depositi e prestiti (affiancata da Gop). Preceduta dal riassetto di Edison ed Edipower, che ha visto scendere in campo Bonelli Erede Pappalardo, d’Urso
Gatti e Bianchi e Cleary Gottlieb Steen & Hamilton. Questo sostanziale mutamento del mercato registrato nel 2012 lascia intravvedere anche chiari segnali per il futuro. Prevedibilmente si apriranno ottime opportunità per i professionisti che saranno in grado di offrire soluzioni alternative al tradizionale project finance, come per esempio i project bond. Così come è ipotizzabile un ruolo sempre maggiore delle energie rinnovabili in cosidetto “grid parity”, ovvero in assenza di incentivazione pubblica. Con buone possibilità di business per i professionisti che si inseriranno in questa nicchia, riuscendo a traghettare in maniera omogenea e sistematica il mercato da quello incentivato a quello imprenditoriale. E dando supporto alle aziende per i rapporti con le autorità e i diversi enti, un’attività a latere molto apprezzata dai clienti.

I lateral hire strategici sono il riflesso di questo scenario e riguardano professionisti specializzati in contenzioso, regolamentare, antitrust, m&a e finance. Watson Farley & Williams ha preso Cristina Martorana, esperta in amministrativo e regolamentare, da Clifford Chance. Mentre Hogan Lovells ha reclutato Luca Picone, specializzato in m&a e nell’assistenza a fondi di investimento, da Linklaters. Con la scomparsa di Dewey & LeBoeuf il team guidato da Lorenzo Parola è confluito prima nel nuovo Grimaldi e poi in Paul Hastings. Mentre Francesco Novelli, con il suo team, da Grimaldi è andato a incrementare il dipartimento di Dla Piper. Chiomenti ha visto l’uscita di Paolo Tommaso, che ha fondato Asterlex, e di Franco Lambertenghi confluito in Jones Day. Gran parte degli intervistati ha, infine, dichiarato di voler continuare a investire nel settore, reclutando da 1 a 3 associate.

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