M&A, I DIPARTIMENTI DEGLI STUDI PRONTI AL BOOM EUROPEO

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Amministrazione  • 15/02/2007
di  Amministrazione
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I fondi di private equity e le imprese pronosticano per i prossimi due anni in Europa una crescita delle operazioni di fusione e acquisizione. Secondo una ricerca effettuata dallo studio internazionale DLA Piper, che in Italia è gestito da Federico Sutti (in foto) su un campione di 250 società europee, il 30% delle imprese e il 40% dei fondi di private equity si aspettano che la propria attività di M&A aumenti. Il 25% degli intervistati considera l’est Europa come una regione ricca di opportunità, mentre il 20% punta sull’Asia, con particolare riferimento a Cina e India. A livello settoriale, invece, i processi di concentrazione dovrebbero riguardare il settore finanziario e quello dei servizi.


 

Per i dipartimenti M&A degli studi legali si preannunciano quindi due anni di intensa attività, tesa a soddisfare le esigenze dei propri clienti. A tal proposito, i partecipanti al sondaggio di DLA Piper ritengono prioritaria la riduzione del tempo necessario all’esecuzione delle operazioni di acquisizioni, un fattore che a volte è sottovalutato. Circa il 50% degli intervistati ha indicato che, mediamente, per portare a termine un’operazione di acquisizione è necessario un periodo di circa 6 mesi, mentre il 40% dei fondi di private equity ha indicato periodi ancora più lunghi. Cause principali di questo fenomeno sono la crescente complessità delle operazioni e la difficoltà nel preparare strategie chiare e soddisfacenti.

 

«E’ incoraggiante vedere che non vi sono segni di declino» dichiara Davide Proverbio, capo del dipartimento M&A di DLA Piper, «dell’attuale boom delle fusioni e acquisizioni in Europa. In ogni caso, con l’aumentare della concorrenza, potrebbe esserci una generale tendenza da parte degli acquirenti a cercare di rendere più efficiente ed efficace il processo di acquisizione. Nonostante la consapevolezza che la velocità  è un fattore cruciale nelle acquisizioni, molte operazioni durano ancora oggi più del previsto».

 

Le aziende e i fondi di Private Equity hanno sottolineato il bisogno di un’adeguata “copertura” contrattuale, quale parte indispensabile di qualsiasi processo di acquisizione. Nonostante il crescente apprezzamento e diffusione delle polizze assicurative dirette a garantire il pronto indennizzo a favore dei buyers, solo il 3% di loro percepisce questo strumento come realmente utile a colmare la differenza di rischio tra venditore ed acquirente. Anzi, diversi acquirenti (10%) considerano ancora tale tipo di copertura come non appropriata. 

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