Studi legali: l’innovazione passa per la diversità cognitiva

Se a gestire sono solo gli avvocati, sarà impossibile attrarre e trattenere i talenti per generare valore

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Amministrazione  • 18/10/2022
di  Amministrazione
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di Marco D'Angelo

Sempre più spesso ripetiamo il detto socratico “So di non sapere”, man mano che le conoscenze individuali si fanno più specialistiche e i problemi da risolvere diventano sempre più articolati. Siamo di fronte a un bel paradosso: da una parte – come individui – siamo sempre più focalizzati sui dettagli, dall’altra, la complessità da affrontare si compone di elementi così variegati da uscire dalla sfera di competenza del singolo. Questa è la tesi che Heidi Gardner (Harvard law school) già sostiene da qualche tempo, sulla base di una ricerca lunga ed estesa. 

Non basta. Se possiamo oramai dare per assodato che per uno studio legale sia necessario che avvocati con competenze diverse collaborino in team per risolvere i problemi sempre più complessi proposti dai clienti, oggi gli analisti di mercato più attenti a livello internazionale ci dimostrano che anche questa forma di collaborazione, sempre necessaria, non è più sufficiente. Nuove figure professionali vanno spese nella relazione con il cliente per potenziare il servizio offerto. Le esperienze internazionali più brillanti già dimostrano come gli avvocati siano affiancati da… (prosegui la lettura su TopLegal Review, nr. ottobre/novembre 2022)

* Business development and marketing director, BonelliErede

TopLegal Review, nr. ottobre/novembre 2022 è disponibile su E-edicola.


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