Edizioni Simone punta sulla Legal AI: nasce LexCore e primo accordo di licenza

L’operazione punta a posizionare Simone come fornitore upstream per il mercato della Legal AI. Sottoscritto primo accordo di licenza

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Redazione  • 02/04/2026
di  Redazione
simone

Il gruppo Simone accelera nella trasformazione digitale annunciando l’evoluzione del proprio modello di business attraverso Simone LexCore, infrastruttura tecnologica proprietaria progettata per trasformare il patrimonio editoriale del gruppo in un dataset giuridico strutturato e “AI-ready”.

L’operazione punta a posizionare il gruppo come fornitore upstream per il mercato della Legal AI, abilitando la monetizzazione dei contenuti attraverso tre canali: vendita diretta di banche dati, fornitura di API per software legali e l’alimentazione di sistemi di intelligenza artificiale generativa.

La strategia si focalizza sulla distinzione tra i sistemi di Common Law e il modello italiano. Secondo l’analisi del gruppo, l’addestramento di sistemi di Legal AI basati esclusivamente sulla giurisprudenza – dato pubblico e facilmente accessibile – risulta insufficiente nel contesto nazionale. LexCore integra infatti la normativa e le sentenze con contenuti autoriali e note dottrinali, con l’obiettivo di ridurre il rischio di “allucinazioni” dei modelli generativi.

Sul punto, il gruppo richiama la recente sentenza del Tribunale di Siracusa (20 febbraio 2026), che ha qualificato come “colpa grave” (ex art. 96, co. 3, c.p.c.) l’utilizzo acritico di output dell’IA non verificati mediante la consultazione di fonti primarie e certificate.

In un mercato della Legal AI che in Italia si stima possa raggiungere i 200 milioni di dollari entro il 2034, Edizioni Simone ha annunciato la sottoscrizione del primo accordo di licenza dei propri contenuti strutturati. Il contratto, della durata iniziale di 12 mesi con rinnovo automatico, è stato siglato con una società italiana attiva nello sviluppo di servizi digitali per studi professionali e Pubblica Amministrazione.

L’obiettivo dichiarato dal CEO Luca Misso è spostare l’attenzione dalla mera disponibilità del dato alla sua validazione scientifica, definendo la qualità delle fonti non come un accessorio tecnologico, ma come un presupposto di responsabilità professionale per l’avvocato e per il giurista.

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