Il legal tech che piace al Gc

Il Centro Studi di TopLegal avvia un'indagine sul grado di preparazione degli studi italiani nell’implementazione di sistemi di legal tech e IA

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Amministrazione  • 14/02/2020
di  Amministrazione
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«La maggior parte degli avvocati sta attualmente pattinando nella direzione in cui il disco è già stato e dove ormai non tornerà più». Ci perdonerà Richard Susskind se prendiamo in prestito il suo esempio dei giocatori di hockey per lanciare il guanto di sfida al mercato legale: come riuscire a intercettare nuovamente quel “disco”? Il disco chiaramente è la domanda di servizi legali e, conseguentemente, le esigenze e le necessità dei clienti.

La risposta è complessa: in Italia riguarda non solo i trend mondiali in atto, ma anche la congiuntura del Paese e la struttura competitiva del mercato. Ma buona parte di essa può essere individuata nella capacità di appropriarsi della frontiera del legal tech e dell’intelligenza artificiale (IA).

La tecnologia applicata pare destinata a essere la chiave di volta per una maggiore efficienza e una maggiore collaborazione attiva e operativa con il cliente. Richiamando l’assunto di base di Susskind (sviluppato nel saggio “L’avvocato di domani. Il futuro della professione legale tra rivoluzione tecnologica a intelligenza artificiale”), gli studi legali non potranno mai venire incontro alla principale esigenza dei clienti incentrata sul “più a meno”, né di conseguenza superare la pressione sulle parcelle, senza affrontare seriamente il tema tecnologico.

A questa prospettiva si ispira l’analisi del Centro Studi di TopLegal sul grado di preparazione degli studi italiani nell’implementazione di sistemi di legal tech e IA. Un’indagine che vuole dare risposte pragmatiche e utili agli stessi consulenti legali sull’effettivo livello di preparazione rispetto alle esigenze delle direzioni legali delle imprese.

A tale fine sarà coinvolto un panel di grandi aziende per scoprire come la tecnologia informatica (fino all’intelligenza artificiale, applicata al mondo del diritto) stia impattando il lavoro legale delle direzioni e come gli studi legali possano migliorare la risposta e i servizi offerti. I risultati della ricerca saranno pubblicati nei prossimi mesi come base del successivo lavoro di confronto e analisi con gli studi legali.

Lo scenario che si apre richiederà attenzione, investimenti e visione di lungo periodo, trattandosi di un vero e proprio cambio del modello di business e degli attori in gioco. L’era del “più a meno” viene vista nella teoria di Susskind come un mondo in cui i servizi legali possono essere «scomposti» e «forniti» in modi alternativi.

La speranza, parafrasando ancora Susskind, è che gli studi legali non assumano un atteggiamento difensivo, pensando a impedire il cambiamento. Ma decidano di cavalcarlo per coglierne le opportunità.


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