Energia 2026, l’anno delle scelte: Italia a un bivio tra sovranità e realtà industriale
Al TopLegal Energy Forum alla Camera dei Deputati, politica e industria si confrontano sulle sfide del post-gas: dal Ddl nucleare allo sblocco delle reti, fino alle smar city
Perno della sovranità nazionale. Campo di battaglia delle scelte strategiche. Snodo centrale tra politica, industria e finanza. Ecco cos’è l’energia nel 2026. Ed ecco perché il 2026 è l’anno delle scelte. Questo il titolo dell’evento organizzato da TopLegal che si è svolto giovedì pomeriggio alla Camera dei Deputati, a Roma presso la Sala del Refettorio.
La terza edizione, realizzata in collaborazione con D’Aniello e Associati, ASD – Studio Legale, EY e City Green Light, ha avuto anche Affari Italiani come media partner, per un appuntamento che ancora una volta ha messo attorno allo stesso tavolo politica, industria, finanza, mondo legale e ricerca, per discutere di energia come leva strategica e non più solo tecnica.
Ad aprire i lavori è stato Luca Squeri, responsabile dipartimento Energia e Capogruppo alla Camera dei Deputati Forza Italia e relatore del Ddl sul nucleare.
Oltre a fare gli onori di casa, ha definito la decarbonizzazione una ‘sfida titanica’ di portata globale, e ha sottolineato come il raggiungimento degli obiettivi climatici sia impossibile senza una profonda lucidità di idee e una convinzione politica ferma: l’anno delle scelte deve tradursi in un percorso concreto capace di garantire all’Italia e all’Europa non solo la sostenibilità, ma una reale indipendenza energetica rispetto agli scenari internazionali”.
Energia, ecco perché il 2026 è l’anno delle scelte
Domenico Ardolino, partner di d’Aniello & Associati, ha inquadrato il 2026 come un anno spartiacque a causa della “rottura dell’ordine mondiale”: per superare l’era del gas, il mix energetico deve evolvere verso tutte le tecnologie zero emissioni: non solo rinnovabili — i cui costi di produzione sono ormai nettamente inferiori ai prezzi medi di mercato — ma anche il nucleare, da riconsiderare in un’ottica di sovranità energetica. Per Ardolino, le priorità operative del 2026 sono la diffusione dei sistemi di accumulo per rendere meno intermittenti le rinnovabili (sul modello californiano) e la riforma della rete di trasmissione per risolvere la saturazione virtuale, affrontando con realismo il nodo politico delle opposizioni locali all’installazione di nuovi impianti (Nimby: not in my backyard NdR) e del futuro referendum sul nucleare.
E a proposito di nucleare, Stefano Monti, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, ha approfondito il quadro europeo, spiegando come Bruxelles stia progressivamente rivalutando il nucleare in chiave di transizione e competitività industriale. Dal DDL nucleare agli strumenti di policy, il messaggio è chiaro: senza una fonte stabile e programmabile, la decarbonizzazione resta incompleta.
A chiudere la prima tavola Andrea Cristini, presidente di Anie Rinnovabili (Confindustria) che ha riportato il dibattito su una realtà numerica stringente: nonostante rinnovabili e accumuli coprano ormai oltre il 41% dei consumi, il 2025 ha registrato un preoccupante -10% nelle installazioni. Cristini ha puntato il dito contro l’incertezza regolatoria che paralizza gli investimenti, sottolineando come la dipendenza dal gas (ancora al 96%) resti il vero tallone d’Achille per la sicurezza nazionale. Per il rappresentante di Anie, la sovranità energetica non si raggiunge con mosse isolate, ma attraverso una governance realista e l’attuazione urgente di strumenti come le aste Fer X e il Macse.
Rischio energetico e sostenibilità: storage, data center e infrastrutture della transizione
La seconda tavola, intitolata: “Rischio energetico e sostenibilità” si è spostata su infrastrutture, storage e finanza. Carlo Michelini, Senior partner di Tages Capital SGR, ha introdotto il tema dei grandi capitali, necessari per sostenere la mole di investimenti richiesti: “Oggi stiamo vedendo gli effetti di tre macrotrend tra loro interrelati. La transizione energetica, la progressiva digitalizzazione e l’evoluzione demografica delle società occidentali. Ne derivano massicci piani di investimento infrastrutturali, sia a livello nazionale e tras-nazionale che a livello locale. Queste opportunità possono essere colte dai mercati dei capitali, con circa 1.500 miliardi di dollari dedicati oggi alle infrastrutture a livello globale, destinati a quasi raddoppiare nei prossimi 5 anni. Gli investitori istituzionali italiani stanno rispondendo con interesse, come dimostrano le crescenti allocazioni alle infrastrutture da parte di casse previdenziali, fondi pensione, assicurazioni e fondazioni bancarie”.
Mattia Petrillo, partner di EY, ha evidenziato il ruolo ormai sistemico dei data center, spiegando come PPA e servizi di flessibilità stiano trasformando il rapporto tra grandi consumatori e sistema elettrico. Con un quadro regolatorio in consolidamento, queste infrastrutture stanno evolvendo da carichi energivori a vere risorse per la rete, contribuendo alla stabilità del sistema tramite programmazione dei consumi, accumuli e modulazione dei carichi. Una trasformazione che rende sostenibilità ed efficienza strumenti competitivi, aprendo nuovi modelli di business capaci di attrarre investimenti e accelerare l’integrazione tra infrastruttura digitale ed energetica.
Rimanendo sul tema delle normative, Cristina Della Moretta, head of legal affairs di PLT Energia, ha sottolineato come batterie e modelli di accumulo siano ormai asset industriali a tutti gli effetti, fondamentali per rendere bancabili i progetti e stabilizzare un sistema sempre più esposto all’intermittenza delle rinnovabili: “I Bess sono fondamentali per il futuro dell’energia rinnovabile, consentono di accumulare l’energia elettrica e di renderla disponibile quando c’è maggiore necessità, fungendo da bilancia tra domanda e offerta e contribuendo a stabilizzare la rete; sono una valida soluzione di backup nel caso di interruzioni della produzione o per riavviarla in caso di blackout e si rivelano particolarmente utili se abbinati con impianti a fonti rinnovabili, come fotovoltaico o eolico, che hanno momenti di picco di produzione non necessariamente sincronizzati con il fabbisogno degli utilizzatori”.
L’imprenditore, che decide di investire in questa tecnologia, è opportuno che partecipi alle aste quali MACSE, Capacity market o che faccia ricorso al contratto di Tolling, così da avere una remunerazione o premio fisso; che effettui scelte progettuali mirate e precise; che sottoscriva contratti con specifiche clausole che, da un lato, tengano conto delle peculiarità dei BESS e, dall’altro, siano in linea con quanto solitamente richiesto dagli istituti bancari che finanziano la realizzazione degli impianti di produzione di energie rinnovabili.
Maria Laura Spagnolo, Ceo di Lemon Sistemi, ha portato la voce di chi opera sul campo, spostando l’attenzione sulla fase esecutiva: la tecnologia e i capitali sono pronti, ma il sistema è frenato da colli di bottiglia regolatori e procedurali. Per Spagnolo, la vera sfida del 2026 risiede “nella valorizzazione delle aree dismesse (brownfield), nella semplificazione delle connessioni e nella necessità che tutti gli attori, inclusi i distributori, siano vincolati a tempi certi per non erodere il valore dei progetti”.
Le smart cities e il futuro delle città
La terza parte del Forum, dedicata alle smart cities e al futuro delle città, è stata aperta dall’avvocato Andrea Sticchi Damiani, founder di ASD – Studio Legale, il quale ha agito da trade union con la tavola precedente, richiamando l’urgenza di una strategia integrata tra produzione green e storage, soprattutto nelle aree urbane dove la domanda cresce più rapidamente dell’offerta.
Mariagrazia Pedone, Corporate Affairs Manager di City Green Light ha riportato il dibattito sulla dimensione operativa e urbana: la smart city non è pura tecnologia, ma una visione basata sui bisogni dei territori, indicando nel dato e nella governance delle infrastrutture le leve per amministrare la complessità, sottolineando inoltre il ruolo delle ESCo come ponte tra finanza e tecnologia per trasformare interventi isolati in progetti integrati di rigenerazione urbana.
In questo senso Roberta Pezzetti, Direttore Scientifico Centro Interdipartimentale Smarter Università dell’Insubria, ha definito le città il fulcro della transizione energetica. Per la docente la sfida non è solo tecnologica, ma di modernizzazione dei servizi: la transizione deve diventare un volano per migliorare la qualità della vita dei cittadini, trasformando i centri urbani in laboratori dove l’energia pulita si traduce in benefici diretti e tangibili per la collettività.
Nicoletta Gozo, ricercatrice, referente roll out tecnologico e coordinatrice progetti innovazione urbana di ENEA, infine, ha parlato di “transizione culturale” e di “cambio di visione”, spiegando che le città devono diventare più efficienti nella gestione del territorio, creando strumenti di conoscenza per le amministrazioni: un punto di partenza per ogni riqualificazione seria.
Dodici voci, tre tavole rotonde, un filo conduttore chiaro: il tempo delle scelte non è più rinviabile. E nel 2026, l’energia sarà il terreno su cui si misureranno visione, credibilità e capacità di esecuzione del sistema Paese.
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