D’Urso Gatti: ricavi per 27 milioni e utili per 14,9

Nonostante la perdita di 7 soci (di cui 4 equity) lo studio aumenta il fatturato di 3 milioni e il profitto di 2,6 milioni

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Amministrazione  • 14/04/2015
di  Amministrazione
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Il 2014 è stato un anno positivo per d’Urso Gatti e Bianchi, che ha chiuso l’ultimo bilancio fiscale registrando un incremento di 3 milioni nel fatturato, passato da 24 a 27 milioni; e di 2,6 milioni negli utili, passati da 12,3 a 14,9 milioni. Un dato significativo, soprattutto alla luce del ridimensionamento dell’equity.

Nel corso del 2014, lo studio ha perso sette partner, di cui quattro equity. I soci equity usciti dall’insegna sono Andrea Bartolucci, Silvio Berbenni, Giancarlo Castorino e Valeria Mazzoletti. A queste, vanno sommate le uscite del salary partner Salvatore Cardillo e dei junior partner Francesco Romeo e Agata TodarelloA fare da contraltare alle uscite, un ingresso e una promozione. A entrare in studio è stata la salary partner Sabrina Borocci, proveniente da Clifford Chance; mentre è stato promosso a junior partner Andrea Limongelli.

Contattato da TopLegal, lo studio ha messo in luce gli effetti benefici sulle entrate conseguenti all’assistenza in significative operazioni di corporate e capital markets, suoi ambiti tradizionali di specializzazione. Un incremento generato dall’aumento del contributo dei rainmaker dell’insegna. Così i legami tra Francesco Gatti (in foto) e clienti come Intesa Sanpaolo  e Unicredit hanno consentito all’insegna di seguire l’operazione straordinaria del riassetto societario di Camfin e la successiva offerta pubblica di acquisto avente ad oggetto l’intero capitale sociale di quest’ultima (valore 1 miliardo di euro). 

Nonostante permangano come aree di primaria specializzazione, corporate e capital markets non giocano più da soli. L’insegna, infatti, comunica di mirare a rafforzare il regulatory, l’antitrust e il lavoro. Intanto, però, anche il 2015 è iniziato all’insegna del corporate. Basti citare due operazioni come l’assistenza a Yoox nell’integrazione da 2,7 miliardi di euro con Net-a-Porter e l’assistenza a Unicredit e Intesa nel riassetto di Pirelli con l’acquisizione da parte dei cinesi di China National Chemical.

Oltre a nuovi filoni di business, lo studio è anche in cerca di nuovi equilibri. Negli ultimi anni, infatti, fa sapere che ha attuato una strategia di riorganizzazione interna, il cui driver è stato il capovolgimento della classica struttura piramidale. Il desiderio – comunica – è quello di restringere la base equity preesistente (rispetto alla chiusura dell’anno fiscale 2014 a 14 soci, oggi gli equity sono 10) per permettere ai più giovani di crescere. E l’assetto, per quanto giudicato già soddisfacente, non è detto che sia ancora quello definitivo.

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