PEDERSOLI NELLA VITTORIA (PARZIALE) DI PARMALAT SU STANDARD & POOR’S DIFESA DA BONELLI EREDE

Respinta la domanda di risarcimento da 4 miliardi. La società di rating dovrà restituire i 748mila euro della propria parcella

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Amministrazione  • 06/07/2011
di  Amministrazione
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Il tribunale di Milano ha condannato l’agenzia di rating Standard & Poor’s a restituire a Parmalat le parcelle (784mila euro) percepite per il rating “investment grade” costantemente attribuito al gruppo di Collecchio dal novembre 2000 fino a poco prima del dissesto del 2003. La società è stata condannata anche alla rifusione delle spese legali.

I giudici del capoluogo lombardo, con sentenza depositata il primo luglio scorso, hanno invece integralmente  respinto la connessa richiesta di risarcimento da 4 miliardi del danno presentata dal gruppo guidato fino a una settimana fa da Enrico Bondi nei confronti di  ‘The MCGraw – Hill Companies’ (Standard & Poor’s), assistita dallo studio Bonelli Erede Pappalardo, con i soci Giuseppe Sbisà, Giulio Ponzanelli, Monica Iacoviello e il senior associate Marco De Leo.

Insomma, per Parmalat si tratta di una vittoria parziale, anche se secondo i suoi rappresentanti legali, la pronuncia del giudice milanese ha stabilito comunque principi importanti. In particolare, nota Eugenio Barcellona (nella foto) socio dello studio Pedersoli, che ha seguito tutta la vicenda a partire dal 2005, «la sentenza del Tribunale di Milano costituisce, per Parmalat, un’importante vittoria sotto moltissimi profili. La sentenza stabilisce che contrariamente a quanto le agenzie e i loro difensori legali hanno sempre sostenuto (soprattutto negli USA, e ora anche in Italia), il rating non è affatto “espressione di libertà di parola”, bensì formulazione di un giudizio professionale in esecuzione di obbligazioni contrattuali  ben remunerate. Dalla violazione di questi obblighi giuridici deriva una responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale non solo nei confronti degli obbligazionisti, ma anche nei confronti dell’emittente». La sentenza milanese ha accertato, sottolinea ancora Barcellona «plurimi e macroscopici inadempimenti, dell’agenzia di rating, rilevandone la “acquiescenza” e “accondiscendenza” rispetto al cliente».

Allo stesso tempo, però, il Tribunale non ha riconosciuto un nesso di causalità tra il rating e il danno subito. il Tribunale milanese ha ritenuto mancante la prova di una “autonoma” o “univoca” efficacia causale del rating rispetto al danno. Il giudice ha ritenuto mancante la prova che “l’ulteriore dissesto (di Parmalat negli anni 2000/2003) fosse esclusivamente riconducibile” al rating illegittimamente concesso da S&P.


«Ci sembra», osserva Barcellona, «che tale delibazione sia censurabile in quanto non conforme a principi consolidati in tema di responsabilità solidale concorso nell’illecito: qualsivoglia contributo causale, ancorché non esclusivo, espone il concorrente a responsabilità solidale per intero. Per queste ragioni, ferme restando le necessarie verifiche del caso, siamo confidenti che, superato questo ultimo scoglio, la vittoria potrà essere totale, con la condanna di S&P anche sotto il profilo risarcitorio».

Sul punto, Standard & Poor’s, in una nota, ha ribadito come essa al pari di «molti altri analisti e autorità regolamentari che si sono occupati di Parmalat, è stata vittima di una frode massiccia e sistematica fino ad oggi evidenziata da condanne penali di diversi ex-dirigenti della società. Gli autori di questo inganno e non Standard & Poor’s sono stati responsabili di eventuali perdite subite dagli investitori e Parmalat».

Alla domanda se verrà proposto ricorso, infine, Barcellona ha risposto che «sarà una decisione che dovranno prendere i clienti».

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