PARMALAT-LACTALIS: PRIMO ROUND DAVANTI AL GIUDICE PER LA DATA DELL’ASSEMBLEA

Intanto l'Agenzia francese per gli investimenti internazionali registra solo il 16% di acquisizioni italiane di aziende francesi. Il Tricolore in Francia, al massimo apre filiali o crea nuove imprese

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Amministrazione  • 08/04/2011
di  Amministrazione
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Il primo round della battaglia per il controllo di Parmalat, tra la società di Collecchio, difesa dai legali di Lombardi Molinari, guidati da Giuseppe Lombardi (in foto), e il colosso francese Lactalis, assistita dal team di d’Urso Gatti e Bianchi si è giocato ieri in Tribunale davanti al giudice di Parma Renato Mari, che deciderà entro cinque giorni, (ma probabilmente si pronuncerà già tra oggi e domani) se è legittima la decisione del board di Parmalat di prorogare di due mesi l’assemblea, che era prevista per la prossima settimana. Decisione che non subisce il veto del tribunale, favorisce la cordata italiana, con Intesa Sanpaolo (assistita da Pedersoli e associati) in prima linea, insieme a Mediobanca, Unicredit, Cassa Deposito e Prestiti e Granarolo. In sostanza, se il giudice Mari dovesse accettare la richiesta del gruppo di Besnier, quest’ultimo avrebbe un vantaggio di tempo sulla cordata anti-francese e soprattutto il 29% di Parmalat, quindi i voti necessari a far pesare la propria presenza in occasione del rinnovo del cda.

Nel frattempo, il dibattito sull’asse Italia-Francia, e sulla collaborazione economica tra i due Paesi, che talvolta si tramuta in concorrenza spietata, è ancora aperto. In un convegno organizzato dall’Agenzia francese per gli investimenti internazionali (Afii), dalla Camera francese del commercio e dell’Industria in Italia, dallo studio Macchi di Cellere Gangemi e da Bnl, (gruppo Bnp Paribas), si è sottolineata, in controtendenza rispetto alle convinzioni di alcuni economisti italiani, l’apertura della Francia agli investimenti esteri.
Hervé Pottier, direttore dell’Afii, ha sottolineato che «la Francia è un’economia aperta agli investimenti esteri ed è il quarto Paese ospitante a livello mondiale degli investimenti diretti all’estero, dopo Usa, Cina e Hong Kong». Il Paese accoglie 22mila filiali di imprese straniere, che danno lavoro a 2 milioni di dipendenti.

Un conto, però, sono gli investimenti, un conto le acquisizioni. Dall’indagine dell’Agenzia emerge, infatti, che i progetti italiani di acquisizione di aziende in crisi sono pari al 16% del totale. Le tipologie di investimento maggiori dall’Italia verso la Francia sono gli ampliamenti (48%), mentre il 36% riguarda la creazione di nuove imprese.

L’Italia, comunque, rimane il secondo Paese europeo, dopo la Germania per numero di investimenti (con 165 progetti, rispetto ai 364 tedeschi). Le imprese tricolore presenti in Francia sono 1850 e danno lavoro a 136mila persone. Tra i grandi gruppi che hanno messo piede in territorio francese, ci sono Cir (con Sogefi), Finmeccanica (con Space Alliance, Ansaldo, Eurotorp), Italcementi (con Ciment Francais), Barilla (Barilla Harry’s France), Cremonini (Cremonini Réstauration), Eni, Fiat, e Autogrill.

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