Si è spento all’età di 90 anni Natalino Irti, tra le figure più autorevoli del diritto italiano del secondo Novecento e dei primi decenni del XXI secolo. Civilista, avvocato, accademico e intellettuale, ha lasciato un segno profondo nella riflessione giuridica nazionale, contribuendo a interpretare le trasformazioni dell’ordinamento in una fase di crescente complessità economica e sociale.

Professore emerito di Diritto civile presso l’Università Sapienza di Roma, socio nazionale di Accademia Nazionale dei Lincei e presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, Irti è stato uno degli studiosi che più hanno influenzato il dibattito giuridico italiano degli ultimi decenni. La sua attività scientifica ha attraversato i grandi temi del diritto civile, estendendosi alla filosofia del diritto e all’analisi dei rapporti tra norme, tecnica ed economia.

Allievo di Emilio Betti, è stato tra i principali interpreti delle trasformazioni del diritto contemporaneo. Tra i contributi che ne hanno segnato la notorietà accademica spicca la teoria della “decodificazione”, sviluppata nell’omonimo saggio pubblicato alla fine degli anni Settanta, nel quale descrisse il progressivo ridimensionamento della centralità del codice civile a favore di una crescente proliferazione di leggi speciali destinate a disciplinare singoli settori della vita economica e sociale.

La sua riflessione si è successivamente concentrata sul rapporto tra diritto e tecnica e sul tema del cosiddetto “nichilismo giuridico”, affrontando il problema della perdita di fondamenti assoluti dell’ordinamento e della crescente centralità della produzione normativa come strumento di regolazione della società contemporanea. Un percorso intellettuale che lo ha portato a confrontarsi con filosofi, economisti e studiosi di diverse discipline, rendendolo una delle voci più originali del panorama culturale italiano.

Accanto all’attività accademica, Irti ha occupato ruoli di primo piano nelle istituzioni economiche della stagione delle partecipazioni statali, fino alla fase di progressiva apertura al mercato. È stato membro del consiglio di amministrazione dell’IRI, vicepresidente di Enel, presidente di Credito Italiano e componente del Comitato per le Privatizzazioni, vivendo dall’interno una delle più rilevanti transizioni dell’assetto economico italiano del secondo Novecento.

Autore di decine di volumi e saggi, punto di riferimento per generazioni di studiosi, magistrati e avvocati, Irti ha continuato fino agli ultimi anni a intervenire nel dibattito pubblico e culturale con la lucidità e il rigore che ne hanno caratterizzato l’intera carriera.

Con la sua scomparsa, il mondo giuridico perde uno dei suoi interpreti più influenti e riconosciuti. Resta un patrimonio scientifico destinato a continuare a orientare la riflessione sul diritto e sul suo ruolo nella società contemporanea. magistrati, avvocati e operatori del diritto.