Guardando all’attualità, si ha la sensazione di assistere a un film già visto. I mercati finanziari si sono ormai svincolati dall’economia reale e dalla società. Le bolle speculative alimentate dall’intelligenza artificiale, dall’intermediazione finanziaria non bancaria, dal credito privato e dalle criptovalute sembrano pronte a esplodere, mentre regolatori e leadership politica appaiono assenti.

In questo contesto, gli studi legali continuano a registrare ricavi record. La domanda di servizi legali resta sostenuta per le tensioni geopolitiche e le complessità normative, l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale generativa sta migliorando i margini mentre accelerano i tagli al personale di supporto e agli junior associate.

Il quadro appare molto diverso all’interno delle direzioni legali. Con l’aumento dell’incertezza e la pressione sui profitti, le direzioni rischiano di tornare al passato, percepiti dai vertici come centri di costo e non partner strategici.

Si sta quindi riaprendo il divario già visto durante la crisi finanziaria del 2008. Nei mesi precedenti al collasso di Lehman Brothers, i maggiori studi legali registravano ancora tassi di crescita tra i più elevati degli ultimi anni.

I general counsel confermano come i guadagni di produttività derivanti dall’AI non abbiano finora generato i risparmi attesi sulle tariffe dei consulenti. Cosa accadrà quando l’assenza di economie di scala si scontrerà con il muro della recessione?

Il mercato legale statunitense offre un’anticipazione di cosa potrebbe accadere. In una prima fase, la domanda si sposta dagli studi più costosi verso competitor in grado di offrire qualità comparabile a tariffe inferiori. Quando questo non è più sufficiente, i general counsel riducono ulteriormente la spesa esterna, rinegoziano le fee oppure internalizzano una quota maggiore di lavoro per proteggere i margini aziendali.

I segnali di questo cambiamento sono evidenti. La fintech Revolut mostra come potrebbe configurarsi, in concreto, il nuovo assetto del mercato. Il panel che garantiva il lavoro cede il passo a relazioni dinamiche ridiscusse ogni trimestre sulla base di algoritmi per valutare le prestazioni secondo la pura efficienza e l’ottimizzazione dei costi.

Allo stesso tempo, capitali importanti stanno confluendo verso studi legali AI-native. La logica dell’investimento appare lineare. Se l’AI può svolgere gran parte del lavoro oggi affidato ai giovani collaboratori, e se la redditività degli studi legali dipende dalla leva esercitata sul lavoro junior, allora le strutture costruite attorno all’AI fin dalla loro nascita potrebbero offrire servizi legali a costi inferiori e con margini più elevati. Bain Capital, Blackstone e Vanguard si stanno già posizionando su questa convinzione, ed è difficile immaginare che possano sbagliarsi.

I parallelismi con il 2008 diventano evidenti. La crisi finanziaria ha innescato un cambiamento permanente nei rapporti di forza dell’industria legale, trasformando le direzioni legali aziendali in business unit fortemente orientate al controllo dei costi. Le imprese hanno imposto le tariffe alternative e maggiori efficienze, ottenendo un ampliamento delle capacità interne.

Per il momento, gli studi legali sembrano attendere che siano i clienti a chiedere il cambiamento. Eppure, la crisi in arrivo potrebbe rivelarsi ancora più dirompente della precedente. Le direzioni legali, nuovamente costretti a estrarre ogni possibile efficienza dai budget, rafforzate dall’arrivo di una nuova ondata di partner e dotate sia di competenze sia di tecnologie avanzate, potrebbero non limitarsi più a negoziare le tariffe.