L’avvocato nell’era dell’intelligenza artificiale: ecco come cambia il sapere giuridico

Il webinar di TopLegal, in collaborazione con Lexroom, ha messo a confronto esperti su rischi, regole e opportunità dell'AI

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Giacomo Iacomino  • 24/02/2026
di  Giacomo Iacomino
lexroom

L’intelligenza artificiale sta riscrivendo il lessico e i tempi del diritto, ma soprattutto il modo in cui la professione forense interpreta il proprio ruolo. È questo il filo conduttore dell’incontro “L’avvocato tra norma e algoritmo, il sapere giuridico nell’era dell’automazione intelligente”, organizzato da TopLegal insieme a Lexroom, start-up italiana specializzata nell’intelligenza artificiale applicata al settore legale, nata per semplificare il lavoro di avvocati e professionisti legali in studio e in azienda, 

L’obiettivo, mettere a fuoco il nuovo equilibrio tra competenza giuridica, tecnologia ed etica.

Ad aprire i lavori è stato Adebowale Adediwura, avvocato e manager presso WST Law & Tax Firm, che ha posto al centro del dibattito il tema della trasparenza. L’intelligenza artificiale accelera e rende più fluida la produzione di analisi, atti e decisioni, ma proprio questa velocità richiede nuovi presìdi di controllo. La trasparenza, ha spiegato, non è solo un principio formale: significa comunicazione chiara, riconoscibilità dei contenuti sintetici, consapevolezza nell’interazione con sistemi automatizzati e, soprattutto, alfabetizzazione all’AI. Una competenza che non può più essere considerata opzionale, ma parte integrante delle responsabilità professionali. In questo quadro si inserisce anche la disciplina italiana che consente l’uso dell’intelligenza artificiale come supporto all’attività intellettuale, mantenendo però centrale il contributo umano e imponendo un’informazione chiara al cliente.

Il secondo intervento, affidato ad Alessandro La Rosa, of counsel di GLG & Partners, ha affrontato uno dei nodi più complessi dell’innovazione: la proprietà intellettuale delle opere generate con l’AI. Dalla genesi delle creazioni alla loro paternità, fino alle prime decisioni di tribunali e autorità competenti, emerge un terreno ancora in evoluzione, in cui categorie giuridiche tradizionali vengono messe alla prova dalla produzione automatizzata di contenuti.

Sul piano deontologico è intervenuto Antonio Caterino, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Milano e presidente della Commissione innovazione, che ha richiamato i principi guida elaborati dall’Ordine per orientare l’uso delle tecnologie intelligenti nella pratica forense. L’adozione dell’AI, ha sottolineato, non può prescindere da responsabilità professionale, correttezza e tutela del rapporto fiduciario con il cliente.

A chiudere l’incontro la dimensione operativa, con la dimostrazione di Mauro Corselli, che ha illustrato le funzionalità concrete delle soluzioni sviluppate da Lexroom, mostrando come l’automazione possa affiancare il lavoro dell’avvocato senza sostituirne il giudizio.

Il messaggio emerso è netto: nell’era dell’automazione intelligente il valore dell’avvocato non si riduce. Cambia forma, si arricchisce di nuove competenze e si misura con una responsabilità più ampia — quella di governare la tecnologia, non subirla. Un passaggio che riguarda non solo l’efficienza del lavoro giuridico, ma il modo stesso in cui il diritto continua a garantire tutela, fiducia e legittimità nell’economia dei dati.

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Giacomo Iacomino
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