Alessandro Parrotta, fondatore di AP Avvocati, porta la compliance nel linguaggio del credito. Lo studio consolida il posizionamento nel diritto penale dell’economia e nella 231. Con Probitor, basato su algoritmo proprietario e know how, sposta il presidio dal “se” al “quanto” per stimare il costo di un evento penale, fiscale o reputazionale, dal best al worst case.

Probitor nasce dopo un lungo percorso di R&D, finanziato in house: si tratta di una piattaforma torinese che misura il rischio e la reputazione d’impresa, avanguardia nazionale. A poche settimane dal suo lancio ha subito conquistato gli interessi del mercato fintech e legal. E’ proprio questa industry a porsi un quesito fondante: perché un’iniziativa di tale portata nasce dentro uno studio penalistico? Che cosa la rende così specifica e non replicabile?

La risposta passa da due elementi. Il primo è il trach-record di AP Avvocati nella compliance d’impresa. Il secondo è la carenza degli strumenti attualmente presenti: Probitor è capace di tradurre un singolo evento in scenari economici, esaminando in modo verticale il rischio da condotta che incide sul costo del credito e per l’effetto sugli accantonamenti bancari.

Uno studio cresciuto sulla 231

AP Avvocati è stato fondato da Alessandro Parrotta, avvocato penalista. Opera in Italia ed all’Estero sempre avendo a riguardo un baricentro chiaro che è il diritto penale dell’economia: reati societari e tributari, responsabilità degli enti ex d.lgs. 231/2001, compliance penale d’impresa.

Il posizionamento poggia su un doppio binario. Da un lato la difesa, dall’altro la prevenzione: modelli organizzativi, mappature dei rischi, presidenza e partecipazione ad Organismi di vigilanza di importanti realtà, collocando lo studio tra le insegne più note e stimate del penale dell’economia.

C’è poi un terzo binario, istituzionale e scientifico. Alessandro Parrotta è stato consigliere giuridico del Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica e da ultimo ha fatto parte della Commissione del Ministro della Giustizia per la riforma del d.lgs. 231/2001. È direttore scientifico dell’ISPEG e insegna presso Istituti di formazione militari e di polizia economico-finanziaria. Al curriculum si aggiungono la ricerca su intelligenza artificiale avviata già dal 2020 (SERICS ne è un esempio) e l’impegno nel diritto della regolamentazione anticorruzione. La produzione accademica conta contributi di docenza in tutto il territorio nazionale, volumi, saggi e contributi regolari di alto profilo.

«Un modello 231 vale se regge in giudizio», osserva Alessandro Parrotta. «Abbiamo applicato la stessa regola alla misurazione del rischio: ogni numero deve poter essere verificato».

È su questa base che nasce Probitor. La piattaforma è stata ideata da Alessandro Parrotta, progettata con l’apporto giuridico di AP Avvocati, sviluppata da un team multipractice di giuristi, ingegneri, informatici e manager nonché testata da primarie realtà che hanno eseguito – tramite analisti del rischio – un periodo di market fit volto a testarne l’idoneità e l’efficienza. 

In un contesto nel quale l’IA entra sempre più nelle aree legali, le tassonomie che il motore di Probitor utilizza (231, anticorruzione, antiriciclaggio, privacy, giurisprudenza, casistica di compliance e di reputazione) sono il lavoro quotidiano di professionisti traslato in categorie fondanti un algoritmo matematico e proprietario, privo di allucinazioni e bias cognitivi. Un’affermazione forte chiarisce il sistema: se domani il Mondo deciderà di “scollegare” l’IA, Probitor resterà in vita.

Dal “se” al “quanto”

Gli strumenti di screening reputazionale diffusi nel settore rispondono a una domanda binaria: il rischio c’è o non c’è. Probitor ne aggiunge una seconda, quella che interessa a chi deve decidere: quanto può costare?

La risposta si articola nella parte finale dell’intelligence report. Per ciascun evento rilevato, la piattaforma sviluppa un’analisi di scenario. Stima la perdita attesa, descrive che cosa accade nel caso medio e che cosa accade se le cose vanno storte, fino al caso peggiore, quantificandone gli effetti economici.

Qui pesa la matrice dello studio. Prevedere come evolve un procedimento penale o una verifica fiscale significa conoscerne i passaggi: misure cautelari e sequestri, sanzioni pecuniarie e interdittive a carico dell’ente, confisca, tempi del processo, ricadute su contratti e affidamenti. Non sono variabili che un modello statistico ricava da solo. Vanno lette da chi quei procedimenti li gestisce.

«Alla macchina chiediamo di mettere ordine nei segnali», spiega Parrotta. «La lettura delle traiettorie processuali, e quindi degli scenari, viene da anni di difesa e di compliance. È la parte del lavoro che non si improvvisa e che l’IA non può calcolare».

Il risultato porta il rischio reputazionale nello stesso linguaggio del credito: scenari, importi, accantonamenti. Un dato che un comitato crediti può confrontare con la classificazione della posizione ai fini IFRS 9, e che un consiglio di amministrazione può leggere e sottoscrivere. Un’analisi di questo tipo non trova un equivalente consolidato tra gli strumenti attualmente in uso nel settore. Metodo e piattaforma sono oggetto di una domanda di brevetto depositata in Italia tramite l’apporto di Jacobacci & Partners.

Un metodo che guarda all’Europa

Il mercato di riferimento è duplice. Da un lato banche e intermediari finanziari, dove funzioni Rischi, Compliance, Antiriciclaggio e Crediti possono condividere un’unica metrica. Dall’altro le grandi società di consulenza, chiamate a dimostrare al mercato l’adeguatezza dei propri presidi.

L’Italia, con l’ecosistema 231 e la cultura degli adeguati assetti, è il banco di prova naturale. Le tassonomie però sono aderenti ad altri modelli giuridici e l’espansione europea è già in agenda: il primo nucleo di professionisti selezionati in Francia e Germania lavora alla fase di sviluppo di Probitor France e Probitor Germany.

Nella vision di AP Avvocati, Probitor si configura come una scommessa. La competenza penalistica smette di intervenire solo dopo il danno e diventa uno strumento di valutazione a monte.

«La reputazione è una componente della solvibilità», conclude Parrotta. «Se la si misura, la si può governare. E nel credito ciò che si governa genera fiducia».