Capital Markets, una nicchia per pochi
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15 dic 2021
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Capital Markets, una nicchia per pochi

Barriere all’ingresso per i nuovi attori, ma le Big Four si inseriscono nel settore delle cartolarizzazioni. I risultati dell'ultima ricerca del Centro Studi TopLegal per TopLegal Consulting

 

Debt ed equity capital markets sono settori presidiati da pochi studi strutturati, ma compaiono nuovi concorrenti nel mercato delle cartolarizzazioni.

È quanto emerge dall’ultima ricerca sul comparto Capital Markets condotta dal Centro Studi TopLegal per TopLegal Consulting, che sarà pubblicata online i primi di gennaio. L'indagine ha coinvolto 25 insegne comprensive di tutte le sottocategorie di riferimento.

Nel complesso, il biennio segnato dalla pandemia ha compresso la marginalità dei team di Capital Markets, al pari di quelli attivi in altre practice. 

Le ore fatturate tra il 2019 e il 2020 sono cresciute in media del 3,6%, quelle effettivamente incassate dell’1%. Segno di una maggiore flessibilità dei soci per soddisfare le esigenze dei clienti nel periodo di crisi. Le ore lavorate sono rimaste stabili, secondo quanto dichiarato dall’86% delle insegne sondate. Il 14,3% ha dichiarato un aumento delle ore fatturabili. Nessuno studio avrebbe registrato un calo delle attività.

La practice di Capital markets continua ad attrarre investimenti da parte degli studi. Il 69% dei rispondenti ha intenzione di espandere la compagine dotandosi di figure junior. Solamente un’insegna ha dichiarato di essere alla ricerca di partner, dato minore rispetto ad altre aree. Il 31% degli studi sondati non ha mire di espansione al momento, ma la metà di questi ha dichiarato di aver allargato le squadre nei mesi scorsi. 

La specializzazione più richiesta risulta l’equity capital markets (67%). In particolare, si ricercano figure dedicate al regulatory compliance, Ipo e assistenza a società quotate sulle operazioni straordinarie. Il 22% degli studi in espansione ricerca esperti di debt capital markets, mentre l’11% gradirebbe risorse focalizzate sulle cartolarizzazioni.

Gli studi confermano uno spazio di apertura nel mercato delle cartolarizzazioni e della finanza strutturata. Qui, le Big Four contano su pricing aggressivo e network di clienti ottenuto grazie alle attività di consulenza.

I mercati del debt e dell’equity capital markets, invece, presentano delle barriere all’ingresso. Per quanto riguarda il settore del debt, gli studi più strutturati e con collegamenti internazionali soddisfano meglio le esigenze dei fondi di private equity internazionali e delle società quotate. In alcuni settori come il high yield, è prassi riferirsi quasi unicamente il diritto newyorkese. 

Il settore dell’equity, in Italia, ha una mole di lavoro ridotta che consente a pochi grandi studi un flusso continuo di operazioni con squadre dedicati. Gli studi sottolineano, inoltre, il ruolo sempre più entrante di professionisti con sviluppate capacità digitali, in grado di sfruttare le opportunità del settore fintech.

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