Cleary e Orrick con Hoffmann-La Roche nel rinvio alla Corte Ue
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24 mar 2021
Contenzioso

Cleary e Orrick con Hoffmann-La Roche nel rinvio alla Corte Ue

Rucellai & Raffaelli per Roche Italia. Linklaters con Novartis. Il Consiglio di Stato ha chiesto ai giudici europei di verificare se la sentenza del luglio 2019 abbia violato i principi e le indicazioni espressi nella precedente sentenza pregiudiziale relativa al caso Avastin-Lucentis


Con un’ordinanza pubblicata il 18 marzo scorso, il Consiglio di Stato ha nuovamente rinviato il caso Avastin-Lucentis alla Corte di Giustizia Ue nell'ambito del giudizio avviato da Hoffmann-La Roche, affiancata da Cleary Gottlieb (TLIndex13) e Orrick (TLIndex14), e Roche Italia, con Ruccellai & Raffaelli (TLIndex169), nonché da Novartis e Novartis Farma, assistiti da Linklaters (TLIndex16), per la revocazione della sentenza con cui, nel luglio 2019, il medesimo Consiglio di Stato aveva confermato la decisione dell’Agcm relativa alla presunta intesa anticoncorrenziale tra i due gruppi in merito all’utilizzo dei farmaci Lucentis e Avastin (off-label) nella cura di alcune patologie oftalmiche.

Cleary Gottlieb ha agito per conto di Hoffmann-La Roche con un team composto da Mario Siragusa (in foto a sinistra), Marco Zotta, Riccardo Tremolada e Chiara Militello.

Orrick ha assistito Hoffmann-La Roche con il partner Pietro Merlino (in foto) e la managing associate Marianna Meriani

Roche Italia è invece assistita da Rucellai & Raffaelli con un team composto dai partner Adriano Raffaelli, Elisa Teti e Alessandro Raffaelli.

Novartis e Novartis Farma sono stati assistiti da Linklaters da un team formato dal partner Lucio D'Amario, managing associate Paolo Bertolini, e dal parnter Alessandro Villani.

L’ordinanza è l’ultima puntata di quella che è ormai una vera e propria saga legale che ha avuto grande eco sia in Italia sia all’estero e che è iniziata nel lontano 2013 con l’avvio dell’istruttoria Agcm, passando poi per il Tar Lazio, il Consiglio di Stato, un primo procedimento di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, e quindi il giudizio di revocazione nel cui ambito è stata adottata la nuova ordinanza di rinvio.

Accogliendo l’istanza di rinvio presentata dalle società del gruppo Roche, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Giustizia Ue di verificare se la sentenza del luglio 2019 abbia violato i principi e le indicazioni espressi proprio dalla Corte di Giustizia Ue nella precedente sentenza pregiudiziale relativa al caso in questione in tema di possibile illiceità della domanda e dell’offerta di Avastin off-label e di necessaria verifica della natura ingannevole o meno delle informazioni diffuse dalle aziende farmaceutiche.

La Corte di Giustizia Ue dovrà anche pronunciarsi sulla conformità o meno dell’ordinamento italiano al quadro normativo europeo e, in particolare, agli obblighi che gravano sull’Italia in quanto stato membro dell’Ue, nella misura in cui non prevede uno specifico motivo di revocazione per il caso di sentenze che violino il diritto UE e che consenta quindi di prevenire la formazione di un giudicato anti-comunitario.

L’ordinanza del Consiglio di Stato riapre quindi la partita circa la fondatezza dell’originario accertamento dell’Agcm, fondatezza già messa in dubbio dalla sentenza penale con cui nel luglio 2020 il Tribunale di Roma ha assolto i rappresentanti delle imprese dall’accusa di aggiotaggio perché il fatto non sussiste.  Il nuovo rinvio alla Corte di Giustizia Ue potrebbe inoltre aprire le porte all’introduzione nel nostro ordinamento di un’ulteriore specifica – e assai rilevante – ipotesi di revocazione.

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