Le competenze per migliorare le prestazioni
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16 lug 2020
Professione avvocato

Le competenze per migliorare le prestazioni

Capacità di comunicazione, leadership, motivazione e gestione dello stress sono ambiti cruciali per il successo del professionista, soprattutto nella fase di ripresa. Se ne è parlato a un recente webinar organizzato da TopLegal in collaborazione con Lyceum

 

Scalando i vertici dello studio legale, le capacità richieste al professionista sono sempre meno tecniche e più trasversali. Saper comunicare con efficacia, leadership, motivazione e gestione dello stress sono ambiti cruciali per il successo di un professionista che occupa un ruolo apicale all’interno dello studio. Le abilità cognitive, comportamentali e interpersonali, completano infatti le abilità tecniche e permettono di sviluppare il portafoglio, di curare i rapporti con la clientela e con tutti gli stakeholder dello studio, e di gestire la squadra con una visione strategica di mercato.

Purtroppo, non c’è ancora un riconoscimento sul mercato legale per le non-technical skills, in italiano capacità non tecniche (Cnt): non si imparano all'università né sono tramandate dallo studio. Eppure, i clienti sottolineano da anni che il professionista che ne è privo ha livelli di prestazione inferiori. Se ne è parlato al webinar "La ripresa post-lockdown: non-tecnichal skills e prestazioni professionali". Il webinar, organizzato da TopLegal in collaborazione con Centro Lyceum, è stato rivolto ai professionisti degli studi legali, in particolare a coloro che ricoprono ruoli chiave come i titolari, i soci e i capi dipartimento.

«Si pensa che a trasformare il neoavvocato in giurista affermato sia il semplice accrescimento delle competenze legali. Una specie di preformazione in attesa della sua maturazione. Ma non è così. Più si cresce professionalmente, più subentrano le Cnt per contraddistinguere il professionista di eccellenza» ha sottolineato Michael Di Palma, editore di TopLegal.

«Gli avvocati sono convinti che le qualità ritenute più necessarie a un buon professionista siano le doti tecniche e l’etica professionale. Ci sono ampie prove che dimostrano il contrario. Per i clienti, le competenze tecniche, come il rispetto delle norme deontologiche, sono scontate ed è tutto il resto a fare la differenza».

Dagli anni settanta negli Stati Uniti si è sviluppata una branca della psicologia aziendale che ha scoperto come il fattore umano sia all’origine di errori e incidenti in contesti professionali molto tecnici. «La comunicazione, la gestione dei conflitti, la leadership impattano in modo preponderante sulle performance dei professionisti. Numerosi studi hanno messo in evidenza che in ambienti, in cui si richiede un elevato livello di professionalità e preparazione tecnica, le difficoltà e le criticità maggiori sorgono in altri ambiti: nel processo decisionale, nel problem solving, ossia nella capacità di prendere decisioni in forti condizioni di stress, nella gestione dello stress e nella gestione della comunicazione» ha aggiunto Daniel Bulla, psicologo, consulente specializzato in non-technical skills e Ceo di Centro Lyceum.

Sviluppare le Cnt, quindi, non è solo un passo necessario per migliorare le relazioni interne allo studio, ma anche per sintonizzare l’offerta di servizi legali alle esigenze delle imprese. Dalle ricerche TopLegal sulle qualità ritenute più importanti per un libero professionista, i clienti mettono la comunicazione al primo posto. Per i professionisti invece risulta ultima. «Non sorprende che i clienti si lamentino dei loro consulenti per la mancanza di ascolto, di reattività e di aggiornamenti. Il cliente non riesce a far passare gli obiettivi dell’assistenza né i parametri precisi del budget; il consulente non chiede chiarimenti convinto che il suo assistito comprenda e saldi, comunque, la parcella. Sul successo dell’assistenza, le parti hanno poi opinioni divergenti» ha detto Di Palma.

In ultimo, c’è anche e soprattutto l'autogestione dello stress da parte dei professionisti. Una recente ricerca scientifica condotta negli Usa (pubblicata su Journal of Addiction Medecine nel 2016) riporta che gli avvocati soffrono di ansia e depressione molto di più rispetto ad altre categorie. «Gli avvocati hanno inoltre capacità ritenute inefficaci per affrontare lo stress, il quale viene spesso minimizzato come banale problema di work/life balance. Eppure, lo stress impatta in modo significativo sulla crescita professionale, sui rapporti con colleghi e clienti, e sulle capacità cognitive che sono alla base della professione intellettuale» ha ricordato Di Palma.

«Quando si parla di depressione bisogna sempre stare in allerta. Gli avvocati d’affari, alla pari di altre categorie di professionisti di elevata specializzazione, sono in genere meno predisposti all’introspezione e maggiormente esposti a disturbi depressivi e del tono dell'umore, proprio perché sono meno propensi a identificarli, nonostante l’elevato quantitativo di stress che devono gestire quotidianamente. Chi svolge una professione altamente tecnica fatica a guardarsi dentro e a riconoscere certi segnali emotivi» ha concluso Bulla.

tags: Centro Lyceum
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