Tax control framework: un’opportunità di rafforzamento patrimoniale
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25 ott 2017

Tax control framework: un’opportunità di rafforzamento patrimoniale

A cura di Luca Nobile, Executive Senior Advisor - Studio Associato, Consulenza legale e tributaria (KPMG)

Il legislatore italiano con scelta lungimirante ha istituito il nuovo regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance) che è la risposta alla sempre più avvertita esigenza di superare la logica di contrapposizione tra fisco e imprese. In estrema sintesi, a fronte dell’adozione da parte delle imprese di un sistema di monitoraggio e controllo dei rischi fiscali, sistema che naturalmente deve rispettare dei requisiti che sono fissati dal legislatore e la cui presenza è verificata dall’amministrazione finanziaria, garantisce una serie di vantaggi, primo tra tutti la possibilità di un dialogo continuo e preventivo con l’Agenzia delle entrate.

A due anni dalla sua introduzione, il “Compliance Day”, organizzato lo scorso 18 ottobre da TopLegal in collaborazione con KPMG, ha fornito l’occasione per condividere qualche riflessione e tracciare un primo bilancio su quella che potenzialmente appare come la più rivoluzionaria novità introdotta nel nostro ordinamento tributario negli ultimi anni. Dalla discussione è emersa un’interessante chiave di lettura del Tax control framework come strumento di rafforzamento patrimoniale dell’impresa in grado di svolgere, tra l’altro, la funzione di tenere sotto controllo le liabilities potenziali. Sotto questa prospettiva, l’implementazione di un Tax control framework assume un significato che non è limitato agli effetti che può produrre nei rapporti con le autorità fiscali attraverso l’ingresso al regime di adempimento collaborativo.

Lo sforzo organizzativo che indubbiamente è richiesto in termini di risorse per predisporre un adeguato sistema di monitoraggio e controllo del rischio fiscale, e per la sua manutenzione, viene premiato in primo luogo dal “vantaggio competitivo” generato in termini di stabilità economica e patrimoniale. Non a caso, nel corso del dibattito, è stato osservato come l’estensione dei processi di gestione del rischio alle tematiche di carattere fiscale abbia immediatamente guadagnato l’interessato apprezzamento degli stakeholder dell’impresa: investitori che percepiscono una minor esposizione al pericolo di incorrere in perdite, fornitori rassicurati sull’affidabilità commerciale e la stabilità patrimoniale, dipendenti maggiormente tutelati da una chiara politica di attribuzione delle responsabilità e, naturalmente, la generalità del pubblico, non solo i potenziali clienti, sempre più attento agli aspetti etici della gestione dell’impresa. Se ne ricava una percezione del rischio fiscale, non più come una pericolosa zavorra il cui governo è delegato agli specialisti, ma come un aspetto da valutare responsabilmente nell’ambito dei processi decisionali dell’impresa. D’altra parte, apparirebbe incongruo non dotarsi di strumenti adeguati a presidiare una fonte di rischio che coinvolge potenzialmente qualsiasi ambito di attività dell’impresa e che può realizzarsi in danni patrimoniali e reputazionali di impatto rilevante, proprio nel momento in cui si va facendo strada una cultura della compliance aziendale interpretata in modo sempre più estensivo.

In questa nuova ottica, il Tax control framework non è più, o non è più solamente, la chiave che garantisce l’accesso al regime di adempimento collaborativo ma acquisisce un’importanza anche per quelle aziende che, pur essendo ancora escluse dall'istituto per motivi dimensionali, risultano comunque esposte ai rischi di contestazioni da parte dell’Agenzia delle entrate e, conseguentemente, avvertono l’esigenza di evitare che scelte operative non adeguatamente ponderate sotto il profilo fiscale possano produrre pericolosi effetti negativi.

È sempre più avvertita, quindi, l’esigenza di un approccio di tipo professionale alle tematiche di risk management, un approccio nuovo che sappia rispondere anche alle sollecitazioni che provengono dall'area fiscale. I tempi cambiano rapidamente ed anche la cultura aziendale deve sapersi adeguare con prontezza.

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