Novità in materia di Corporate Governance: il voto plurimo. Utile per le quotate e non?
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02 mar 2015

Novità in materia di Corporate Governance: il voto plurimo. Utile per le quotate e non?

Mercoledì 20 maggio dalle 12:30 alle 14:00 se ne parlerà a Milano presso la sede di Curtis Mallet-Prévost, Colt & Mosle LLP in Corso Matteotti, 3.

La tavola rotonda affronterà il tema partendo da
l d.l. 24 giugno 2014, n. 91 (c.d. Decreto Competitività), convertito con modificazioni dalla l. 11 agosto 2014, n. 216, che, introducendo la possibilità per società quotate e non quotate di ricorrere allo strumento delle c.d. azioni a voto plurimo (mediante l’abrogazione del relativo divieto precedentemente previsto dall’articolo 2351, comma 4 c.c.), costituisce in Italia una svolta storica in quanto determina il definitivo superamento del tradizionale principio “un’azione-un voto”.

Tale tematica, già da anni oggetto di analisi e di dibattito a livello internazionale, ha sin da subito suscitato l’interesse di dottrina e organismi di vigilanza, nonché di operatori professionali, quali fondi di investimento, i quali, pur con posizioni talvolta diverse, stanno cercando di individuare le conseguenze derivanti dall’utilizzo di tale strumento in termini di corporate governance delle società.

Se da un lato c’è chi ritiene che il ricorso a tale strumento determini un eccessivo squilibrio tra possessori di azioni ordinaria e possessori di azioni a voto plurimo in termini di potere decisionale all’interno dell’assemblea dei soci, dall’altro si sostiene che questo strumento sia inteso a dare a fondatori e management il potere di controllare l’assemblea, pur detenendo un pacchetto azionario di minoranza, garantendo in questo modo che nel lungo periodo si pongano in essere atti di gestione finalizzati esclusivamente a perseguire i migliori interessi delle società.

Per quanto riguarda le società per azioni non quotate e il potenziale impatto che l’introduzione di tale strumento potrebbe avere nei confronti di investitori e dei relativi processi decisionali, si ritiene che la facoltà di emettere azioni a voto plurimo possa soddisfare l’interesse - tipico del socio o dei soci con maggiori capacità imprenditoriali e maggiore conoscenza della società - a garantire la continuità di impresa, cercando, al contempo, di attrarre possibili investimenti anche di maggioranza da parte di entità principalmente interessate al ritorno economico del loro investimento.

Tavola rotonda 
Novità in materia di Corporate Governance: il voto plurimo.
Utile per le quotate e non?

20 maggio 2015 | 
12:30 - 14:00
Sede Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP
Corso Matteotti, 3 - Milano

Si allega l'invito a partecipare.
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