di Giacomo Iacomino
Un terremoto, seppur metaforico, non arriva mai per caso. E quello che sta scuotendo il mercato legale italiano ha ragioni precise: il M&A è scatenato e il private equity è in piena ascesa. L'Italia, secondo l’ultimo report di Mergermarket ha visto il valore delle operazioni M&A crescere del 17% a 44,6 miliardi di euro, sebbene il numero dei deal sia sceso del 17%.
Un dato che, mentre in Europa il calo è generalizzato, dimostra la capacità del Paese di attirare investimenti di peso. Un segnale su tutti: il mercato delle emissioni di debito ad alto rendimento ha visto 21 nuovi emittenti italiani da inizio anno, il dato più alto d'Europa stando all’articolo intitolato “Italy leads Europe’s high yield market” pubblicato da White&Case il 3 settembre scorso.
In un contesto così vivace, la competizione si sposta sul talento. E gli ultimi movimenti sembrano fatti per lanciare un messaggio. Due nomi su tutti: Massimiliano Nitti (in foto a sinistra) e Cataldo Piccarreta (in foto a destra).
Il passaggio da Chiomenti a Linklaters di Nitti, professionista che ha seguito operazioni di M&A in contesti di particolare complessità e rilevanza strategica per società sia quotate che non quotate, è molto più di una singola mossa. Perché per la prima volta in quasi due decenni un partner-simbolo di un blasonato studio italiano sceglie di sposare il progetto di un gigante internazionale. Quasi come un nuovo atto di fiducia nei confronti del mercato locale, sempre più aperto a dinamiche globali e dove le competenze non hanno più confini.
Poco tempo prima, un altro colpo di scena: Cataldo Piccarreta, fuoriclasse del private equity, lascia Latham & Watkins per passare alla guida della sede milanese di Ropes & Gray, colosso Usa, mossa strategica che ci riporta indietro al 2017, l’ultima volta in cui un grande studio straniero, all’epoca Herbert Smith, decise di investire in Italia.
Che ci sia fermento nel settore lo dimostra anche quello che lo studio britannico Weil aveva dichiarato in esclusiva sull’edizione di giugno della TopLegal digital: “La nuova mecca del private equity è l’Italia”, tendenza confermata anche dai dati raccolti da Deloitte e dal Private equity monitor, osservatorio italiano della Liuc Business School: il mercato ha segnato un record di 249 operazioni nel primo semestre 2025, il numero più alto mai registrato in sei mesi.
Al tempo stesso, l’altra faccia della medaglia fa sembrare il mercato italiano un paradosso. Perché i numeri parlano di un settore maturo, ma le operazioni m&a, pur importanti, sono ancora di medio-piccola dimensione e la raccolta del private equity resta un problema endemico. Proprio queste debolezze nascondono tuttavia un potenziale immenso, complici i problemi economici e politici di questo periodo degli altri Paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi). L’Italia, con lo spread basso e una ritrovata fiducia, ha i fondati per fare il grande salto.
Tornando ai movimenti di Nitti e Piccarreta, quello che sta accadendo oggi non è del tutto inedito. A seguito della crisi finanziaria del 2009, il mercato sembrava essersi assestato con il primato degli studi italiani per il societario e il contenzioso, e quello degli stranieri sulla finanza. Oggi, i passaggi di Nitti e Piccarreta sollevano una domanda: quell'assetto, dato per consolidato da quasi un decennio, potrebbe venir meno?
L'articolo è stato pubblicato nel numero di settembre della TopLegal Digital. Sfoglia ora la rivista.