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Tempo, paura, formazione: la triplice sfida legaltech secondo la visione di Aptus Ai

La startup guidata da Andrea Tesei protagonista deI Congresso Forense di Torino: dalla finanza al diritto, la tecnologia "machine-readable" è la chiave per democratizzare la conoscenza giuridica. Ecco perché

20-10-2025

Tempo, paura, formazione: la triplice sfida legaltech secondo la visione di Aptus Ai

Il vero valore dell'intelligenza artificiale in uno studio legale non si misura in tecnologia, ma in minuti risparmiati, errori non commessi ed etica applicata. Questo è il messaggio, potente e diretto, emerso dal panel organizzato da Aptus.AI al XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino, dove la startup regtech ha messo a fuoco la triplice sfida quotidiana della professione.

 

L'AI non è più un lusso, ma la risposta all'eccesso di tempo speso in task ripetitive e alla dilagante paura di sbagliare in un universo normativo che cambia alla velocità della luce. Forte della sua tecnologia proprietaria che rende le leggi in formato "machine-readable" e con un solido background nel complesso settore bancario (partnership in essere con diversi e importanti player del settore, da Intesa Sanpaolo a Banca Mediolanum), Aptus.AI sta ora spostando il suo focus strategico sul fronte legale e scommette sulla formazione come chiave per sbloccare il pieno potenziale di questa rivoluzione. Una missione che la vede già affiancata non solo da Ordini professionali, ma anche da istituzioni centrali e autorità di regolazione.

 

Il laboratorio Roma: Il tempo è una risorsa rinnovabile

 

Il dibattito ha preso il via con l'analisi della sperimentazione in corso con il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma, un modello che, nelle intenzioni di Aptus, deve fungere da apripista.

 

Andrea Tesei, Ceo di Aptus.AI, ha delineato il progetto che parte dall'interno dell'ente: la sua tecnologia mira a gestire automaticamente le richieste routinarie, liberando il personale per attività più complesse. Marco Giusti, funzionario amministrativo del Coa Roma, ha fornito la prospettiva operativa, confermando che il grosso delle richieste -da quelle sull'iscrizione al cambio dominus- sono delegabili. L’obiettivo, insomma, è duplice: velocizzare la risposta all'utente e "recuperare del tempo utile al dipendente per aiutare ancora di più gli avvocati per cose un po' più serie".

 

Il presidente del Con Roma, Alessandro Graziani, ha inquadrato la sperimentazione in una cornice etica e umana: "Il motivo di questa esperienza è la valorizzazione dell'identità umana del lavoratore". Per Graziani, l'AI serve a evitare lo stress derivante dalla ripetitività, permettendo al personale di concentrarsi su compiti "di maggiore responsabilità e quanto più direzionali "trasformando la sterile prestazione in un lavoro altamente professionale e professionalizzante".

 

Sconfiggere la paura con l'etica e la formazione mirata

 

La discussione ha poi affrontato la principale barriera all'adozione: la paura di sbagliare e l'inaffidabilità dei sistemi generici. L'avvocato Andrea Rinaldo, membro della Commissione informatica, intelligenza artificiale e diritto dell'informatica dell'Unione Triveneta dei Consigli dell'ordine degli avvocati, ha puntato il dito sul problema strutturale, evidenziando che la non uniformità della normativa italiana rispetto agli standard europei rende l'uso dell'AI rischioso e alimenta il fantasma delle "allucinazioni".

 

Rinaldo ha elogiato gli strumenti specializzati come Aptus.AI proprio perché, lavorando su "fonti specificate e corrette," riescono a togliere al professionista la paura dell'errore. La soluzione, per il professionista, risiede in un impegno congiunto per la formazione e l'etica: "Bisogna insegnare agli avvocati prima di tutto come questo è uno strumento informatico, non uno strumento che mi dà la pappa pronta" ha incalzato Rinaldo, sottolineando la necessità di imparare a utilizzare le funzionalità avanzate, come i fascicoli digitali, per creare una coerenza logica nel lavoro dell'Ai.

 

Un ponte tra startup e istituzioni

 

In questo scenario, il ruolo di Aptus.AI non è solo commerciale, ma anche istituzionale. Tesei ha sottolineato come la startup abbia creato un manifesto che ha trovato "terreno fertile" anche tra le istituzioni centrali e le autorità indipendenti (come ad esempio Agid, l’Agenzia per l'Italia digitale, che guida la trasformazione digitale della Pa).

 

Il problema, a quanto pare, è comune: Tesei ha citato un funzionario che ammetteva la paura di "non aver considerato tutti gli impatti che una modifica normativa può avere sul quadro normativo”. Questo dialogo evidenzia un punto fondamentale: l'Ai di Aptus non è solo vitale per chi applica la norma (l'avvocato), ma anche per chi la scrive (il legislatore e la Pubblica amministrazione), garantendo un processo decisionale più sicuro e informato a livello nazionale.

 

In conclusione, la ricetta per l'adozione consapevole è stata chiara. Rinaldo ha chiesto alle startup di accompagnare il professionista; Graziani ha invitato gli Ordini a farsi "ambasciatori" di questa modernità. Raccogliendo il filo, Andrea Tesei ha concluso spiegando che l'esperienza in settori ad alta regolamentazione ha dotato Aptus.AI di "previsioni tecniche di sicurezza" fondamentali per la tranquillità del professionista.

 

L'ultimo, fondamentale monito è arrivato dal presidente Graziani, ripreso e rafforzato da Tesei: l'utilizzo di questi sistemi dovrà sempre essere “pilotata dal professionista in quanto essere umano eticamente orientato”. La macchina fornisce il dato pulito e strutturato e accelera il lavoro, ma all'avvocato restano l'etica e l'ultima parola.


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