Il commento

San Siro, parla Gianluigi Serafini (GA Alliance): "La sfida è costruire senza dimenticare"

Nuovo stadio, parco urbano e rigenerazione. Milano all’esame di maturità Esg: "Ci saranno deviazioni, rumore, abbattimenti: un impatto negativo inevitabile. Ma saranno effetti temporanei, riassorbiti dai benefici del costruito"

07-11-2025

San Siro, parla Gianluigi Serafini (GA Alliance): "La sfida è costruire senza dimenticare"

 

«Non è l’umarell del cantiere: è un’intera città che osserva e misura i tempi, i modi e la coerenza delle promesse». 

 

L’immagine ha strappato un sorriso al pubblico dell’Esg Summit di TopLegal, svoltosi il 30 settembre scorso al quartier generale di Banco Bpm a Milano.

 

 E anche un applauso. Terzo panel. Tema: greenwashing e governance. L’ultima domanda è per l’avvocato Gianluigi Serafini, partner di Grimaldi Alliance. L’idea, alleggerire un po’ i toni, ma anche approfittare di una notizia di strettissima attualità: il nuovo stadio di San Siro può davvero definirsi un progetto Esg? La risposta, tutt’altro che leggera, ha mantenuto viva la curiosità dei presenti, anche se il summit stava volgendo al termine. Nei giorni successivi abbiamo approfondito proprio con Serafini le ragioni per cui questo imminente intervento è da considerarsi un modello virtuoso, purché si accetti il necessario "sacrificio" della transizione.

 

«Ho visionato il progetto e penso che rappresenti una trasformazione vera della città di Milano. E che sia fondata sulla sostenibilità». Il piano non si limita all’architettura, aggiunge, ma interviene sul tessuto urbano.

 

 «Restituisce verde, spazi pubblici e funzioni sociali a un’area oggi dominata dal cemento e dai parcheggi. Si tratta di un modello di rigenerazione ambientale ed energetica che guarda ai consumi e alla mobilità, tanto quanto all’estetica».

 

Uno stadio, quando è operativo, ha consumi enormi. Ma se l’obiettivo è farne uno dei più sostenibili al mondo, allora le cose cambiano. La vera sfida però non è nel disegno, ma nel passaggio dal progetto alla realtà. «Il momento della costruzione è sempre il più delicato — avverte Serafini —. Ci saranno deviazioni, rumore, abbattimenti: un impatto negativo inevitabile. Ma saranno effetti temporanei, ampiamente riassorbiti dai benefici del costruito». In buona sostanza è un invito a guardare oltre la transizione, a pesare i disagi immediati contro i vantaggi futuri.

 

Il nuovo San Siro, aggiunge il partner di Grimaldi Alliance, «vuole essere un modello di riqualificazione di aree urbane ad alta densità, dove il verde quasi non esiste». Il progetto integra spazi sportivi, museali e commerciali (ecco l’aspetto Sociale), riconnettendo un quartiere intero a una dimensione pubblica. E qui Serafini sottolinea un altro aspetto non banale: l’accordo tra Milan e Inter (la G di Governance), una rara convergenza di interessi: «È una notizia nella notizia. In genere, in operazioni di questo tipo, ognuno tira per la propria parte. Qui, invece, c’è un interesse comune: evitare di distruggere due pezzi di città e costruirne uno solo».

 

Altro punto centrale: la natura privata dellinvestimento. «Quando un progetto è sotto gli occhi di tutti — spiega —, entra in gioco una forma di controllo sociale. Non è il cittadino curioso che guarda il cantiere, è un Paese intero che osserva tempi e modalità. Questo può garantire trasparenza e responsabilità». Serafini parla con entusiasmo, ma anche con equilibrio: «Sono innamorato di San Siro — confessa —. È la Scala del calcio, un pezzo di storia. Ma il nuovo progetto non distrugge quella memoria: la ripropone in chiave contemporanea». Infine, quasi a chiudere il cerchio: «Siamo sempre un po’ innamorati dell’esistente, ma quando vediamo il nuovo — se è fatto bene — il vecchio smette di mancarci». Non è una storia che si demolisce dunque, viene solo "riposizionata". Non un tradimento del passato, ma la dimostrazione che, con coraggio e visione Esg, si può costruire un ponte solido tra la memoria e il futuro dell'urbanistica italiana.


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