Contenzioso

Pandoro Gate, la Procura di Milano chiede un anno e otto mesi per Chiara Ferragni

La difesa dell'imprenditrice digitale è affidata agli avvocati Giuseppe Iannaccone, dello Studio Iannaccone & Associati, e Marcello Bana, dello studio Bana Avvocati Associati: riferiranno in aula il prossimo 19 dicembre

25-11-2025

Pandoro Gate, la Procura di Milano chiede un anno e otto mesi per Chiara Ferragni

La Procura di Milano ha avanzato la richiesta di una pena detentiva pari a un anno e otto mesi per Chiara Ferragni, imputata nel procedimento penale, con rito abbreviato, che verte sull'ipotesi di truffa aggravata.

 

La richiesta di condanna è stata formulata al termine della requisitoria condotta dal Pubblico Ministero Christian Barilli e dal Procuratore Aggiunto Eugenio Fusco.

 

Il procedimento riguarda le operazioni commerciali legate alla vendita del pandoro "Pink Christmas" in collaborazione con Balocco (Natale 2022) e delle uova di Pasqua griffate (2021 e 2022).

 

La difesa dell'influencer

 

La linea difensiva di Chiara Ferragni è affidata agli avvocati Giuseppe Iannaccone, dello Studio Iannaccone & Associati, e Marcello Bana, dello studio Bana Avvocati Associati, entrambi di Milano (ne avevamo già parlato qui).

 

La stessa richiesta di un anno e otto mesi è stata avanzata anche per l'ex collaboratore Fabio Maria Damato, mentre per Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, è stato richiesto un anno.

 

Chiara Ferragni ha rilasciato dichiarazioni spontanee in aula, ribadendo di aver sempre agito in buona fede. I suoi difensori interverranno con la propria arringa nella prossima udienza, prevista per il 19 dicembre, con l'obiettivo di dimostrare la totale estraneità della propria assistita ai reati contestati.

 

L'imprenditrice ha già provveduto a versare 3,4 milioni di euro, cifra che copre sia le sanzioni irrogate dall'Agcm che la quantificazione dei presunti danni. Questo esborso è avvenuto in una fase antecedente all'avvio del processo penale. 

 

Il contesto dell'accusa

 

Il procedimento si basa sull'accusa secondo cui la comunicazione promozionale ha suscitato nei consumatori la falsa convinzione che parte del prezzo di acquisto sarebbe stata devoluta in beneficenza. Questo meccanismo, sempre per la Procura, avrebbe permesso alle società riconducibili all'influencer di ottenere un "ingiusto profitto".

 

A seguito di accordi transattivi con alcune associazioni, rimane come unica parte civile ammessa nel processo l'associazione "La Casa del Consumatore", rappresentata dall'avvocato Aniello Chianese.

 

Foto dal profilo Instagram di Chiara Ferragni


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