Contenzioso

Pandoro Gate, Chiara Ferragni prosciolta. Successo della linea difensiva di Bana e Iannaccone

Scagionata l'imprenditrice dall'accusa di truffa aggravata. Per il mondo dei servizi legali, la sentenza è un precedente significativo nella gestione dei rischi reputazionali e penali legati all’influencer marketing

14-01-2026

Pandoro Gate, Chiara Ferragni prosciolta. Successo della linea difensiva di Bana e Iannaccone

Si chiude con una formula di proscioglimento pieno il capitolo giudiziario più critico per Chiara Ferragni.

 

Il Tribunale di Milano ha pronunciato la sentenza di primo grado per il cosiddetto "Pandoro-gate", scagionando l’imprenditrice dalle accuse di truffa aggravata che avevano segnato l'ultimo anno e mezzo di cronaca legale e finanziaria del Paese.

 

Il verdetto odierno premia la linea rigorosa adottata dal collegio difensivo dell'influencer, che ha visto schierati nomi di primo piano del mercato legale italiano. Ad assistere Chiara Ferragni sono stati gli avvocati Marcello Bana con Sara Tarantini (studio legale Bana Avvocati Associati), e Giuseppe Iannaccone (Studio Legale Iannaccone e Associati).

 

Il collegio difensivo ha mantenuto una linea rigorosa per tutta la durata del procedimento, puntando a smontare l'impianto accusatorio della Procura – che in sede di conclusioni aveva richiesto una condanna a un anno e otto mesi – facendo leva sull'insussistenza del dolo e sulla 'buona fede' nell'esecuzione dell'operazione commerciale."

 

Al centro del dibattimento vi era la quantificazione del presunto ingiusto profitto che, secondo i PM, ammontava a 2,25 milioni di euro. Secondo la tesi della Procura, le operazioni per il Pandoro Pink Christmas di Balocco e per le uova di Pasqua Dolci Preziosi sarebbero state "mascherate" da iniziative benefiche, inducendo in errore un numero imprecisato di acquirenti.

 

Il team difensivo è tuttavia riuscito a dimostrare che le criticità emerse fossero riconducibili a meri errori di comunicazione e non a un disegno truffaldino. I legali hanno valorizzato in sede dibattimentale le condotte riparatorie poste in essere dall'assistita ben prima dell'apertura del processo, richiamando sia il pagamento delle sanzioni irrogate dall'Antitrust, sia le donazioni liberali effettuate a favore dell'Ospedale Regina Margherita e dell'associazione "I Bambini delle Fate".

 

Elemento decisivo per la sentenza, la caduta dell’aggravante della "minorata difesa", sulla quale avevano insistito i Pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli. I giudici hanno accolto le tesi dei difensori, secondo cui l'interazione digitale tra influencer e follower non costituisce di per sé un meccanismo di condizionamento tale da configurare il reato di truffa.

 

Per il mondo dei servizi legali, la sentenza rappresenta un precedente significativo nella gestione dei rischi reputazionali e penali legati all’influencer marketing.

 

La vittoria degli studi coinvolti sottolinea l'importanza di una difesa multidisciplinare capace di integrare diritto penale societario e profonda conoscenza dei nuovi meccanismi di ingaggio digitale.


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