Nonostante le tensioni geopolitiche, l’incertezza economica e l’accesso al credito più difficile, il mercato europeo delle fusioni e acquisizioni mostra segnali di resilienza: il 50% dei dealmaker europei prevede un aumento delle operazioni M&A nei prossimi dodici mesi, confermando una fiducia che resiste, seppur più prudente rispetto al 65% dello scorso anno.
Lo evidenzia la tredicesima edizione dell’European M&A Outlook 2026 di Cms, realizzata con Mergermarket, basata su interviste condotte nel secondo trimestre 2025 a 250 dirigenti corporate e private equity in Europa, Americhe e Asia-Pacifico.
In particolare, il 70% degli intervistati ha sede in Europa; tutti hanno partecipato a operazioni M&A negli ultimi due anni e l’84% prevede di farlo nei prossimi 12 mesi.
I dati emersi
Il report segnala ostacoli concreti: difficoltà di finanziamento (34%), gap tra valutazioni di acquirenti e venditori (30%), regolamentazioni complesse (29%), tensioni geopolitiche e commerciali (26%) e pressione dei tassi e dell’inflazione (23%).
Ma dove c’è sfida nasce opportunità: in Italia, le principali leve di crescita sono chiare e variegate, dai disinvestimenti di asset non-core (42%) alle operazioni distressed e turnaround (38%), dai deal trasformativi (38%) ai target sottovalutati (31%) fino alla digitalizzazione e alle tecnologie emergenti (30%).
Il messaggio è semplice: chi conosce il mercato, padroneggia la due diligence e struttura operazioni innovative sarà pronto a cogliere le occasioni.
La sostenibilità non è più un optional: il 79% dei dealmaker considera i fattori ESG centrali nelle decisioni di investimento.
Nonostante le normative ambientali e sociali rappresentino sfide complesse, il 99% degli operatori realizza due diligence ESG specifiche e il 61% le applica sistematicamente. Anche geograficamente e settorialmente il mercato mostra orientamenti chiari: il Benelux resta l’area più attrattiva (38%), seguito da UK & Ireland (29%) e Austria/Svizzera (27%).
Tra i settori, TMT guida con il 59% degli intervistati favorevoli, spinta da digitalizzazione e sviluppo dell’AI, mentre Industrials & Chemicals cresce grazie alla resilienza delle supply chain e alle opportunità di ristrutturazione (42%). Al contrario, pharma/biotech e consumer & leisure risultano meno promettenti.
“Il mercato europeo dimostra grande adattabilità. In Italia, le opportunità restano solide, soprattutto nel settore bancario. Gli investitori esteri valutano sempre di più l’affidabilità delle controparti, sottolineando l’importanza di un supporto legale qualificato per trasmettere fiducia e sicurezza in ogni fase del deal”, commenta Pietro Cavasola, managing partner di Cms in Italia (in foto).