Intelligenza artificiale

L'etica dell'intelligenza: intervista a Valeria Sandei, Ceo di Almawave

Velvet, modello linguistico sviluppato e di proprietà di Almawave rivolto al B2B e appena lanciato, opera con 25 miliardi di parametri ed è ottimizzato per tutte le 24 lingue ufficiali Ue. L'approccio è nativamente multilingue, non anglocentrico

17-12-2025

L'etica dell'intelligenza: intervista a Valeria Sandei, Ceo di Almawave

«Quando mi chiedono quali settori saranno più interessati dall’Ai, rispondo che la vera domanda è: quali non lo saranno?».

 

Con questa sintesi Valeria Sandei, Ceo di Almawave – società italiana di data & intelligenza artificiale quotata su Euronext Growth e parte del gruppo Almaviva – descrive la portata del cambiamento in corso.

 

 Una visione supportata dai numeri e dalla tecnologia, in un momento cruciale per il mercato, con la regolamentazione Ue che sta definendo il perimetro etico, normativo e di responsabilità per l’utilizzo dell’Ai nel business attraverso l’AI Act. Un tema centrale non solo per l’industria, ma anche per il mondo legale, chiamato a tradurre in prassi i nuovi standard di responsabilità e governance dei dati.


In questo senso,l’ultima versione di Velvet, il modello linguistico sviluppato e di proprietà di Almawave rivolto al B2B e appena lanciato, opera con 25 miliardi di parametri ed è ottimizzato per tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea, con un approccio nativamente multilingue, non anglocentrico: «L’addestramento è stato condotto sin dalle basi su ogni singolo idioma. Non passiamo dall’inglese: è un approccio che garantisce massima accuratezza e coerenza con le specificità culturali di ogni lingua». 

 

Nel primo semestre 2025, Almawave ha incrementato del 40% gli investimenti strategici, destinati in particolare allo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale generativa, multilinguismo e sostenibilità digitale.

 

È tra le poche realtà europee in grado di sviluppare l’Ai generativa interamente nei propri laboratori. Ed è la conferma che tra i Paesi in grado di sviluppare attivamente le tecnologie chiave per il futuro dell’Ai nel settore B2B c’è anche l’Italia: di recente Almawave ha siglato un accordo anche con il Senato per accedere alla sua base informativa storica, e che consente di affinare l’addestramento del modello sul linguaggio istituzionale, ampliando il campo di sperimentazione linguistica. 

 

In tal senso l’esperienza maturata in questi progetti istituzionali mostra quanto l’intelligenza artificiale possa supportare anche l’attività giuridica, dalla gestione documentale alla ricerca normativa, favorendo una maggiore efficienza e trasparenza nei processi pubblici.


Dottoressa Sandei, siamo ancora in una fase di sperimentazione dell’Ai generativa nel B2B, o il suo utilizzo è ormai entrato nella pratica quotidiana delle aziende?


Dopo un primo utilizzo sperimentale, si sta percependo in modo chiaro il valore aggiunto di questa interazione uomo-macchina all’interno di tutti i contesti aziendali. Il potenziale dell’Ai generativa è molto forte: può trasformare processi, semplificare attività e rendere più agevole il contenuto. Ma deve essere ben governata e presidiata, sapendo la logica secondo cui è stata costruita. Le discriminanti, oltre alla tecnologia, sono le persone e il modo in cui questa trasformazione del lavoro viene accompagnata.

 

Almawave ha scelto di sviluppare i modelli dalle fondamenta, in-house. Quanto è strategica questa scelta in ottica di presidio del rischio e della conformità?

Su queste tematiche investiamo e lavoriamo da anni. È per questo che abbiamo deciso di intraprendere la sfida: avevamo le competenze per presidiare l’Ai generativa nei nostri laboratori. Siamo partiti dalle fondamenta, senza basarci su modelli altrui. Ci permette di capire le logiche attuative e avere il presidio completo della tecnologia che portiamo sul mercato. Il fatto di poter lavorare in profondità su dati e temi etici e di conformità normativa è fondamentale. Il nostro percorso non si ferma allo sviluppo dei modelli, deve traguardare le applicazioni finali. Per questo abbiamo realizzato una piattaforma che integra Velvet con altri modelli, realizzando soluzioni verticali indirizzate in specifici settori – come sanità, idrico e pubblica amministrazione – per generare maggiore efficienza e produttività.


Quali sono gli altri ambiti che mostrano una “fame” di Ai in modo inatteso, come nel B2B?

L’Ai non sta trasformando solo i settori più digitalizzati, come finanza e turismo, ma anche ambiti più tradizionali come agricoltura e gestione idrica. In quest’ultimo campo, l’unione tra intelligenza artificiale, IoT e sensoristica consente, ad esempio, di anticipare le perdite e ridurre gli sprechi, ottimizzando una risorsa chiave del nostro mondo. È un esempio concreto di come la tecnologia possa generare valore predittivo, non solo operativo.

 

L’Ue ha approvato l’Ai Act, la prima legge al mondo sull’intelligenza artificiale, pensata per regolare l’uso della tecnologia in base al livello di rischio. Che giudizio dà di questo percorso?

Credo che riusciremo davvero a fare la differenza solo se l’Europa continuerà a credere fino in fondo in questo percorso, e soprattutto nelle proprie aziende. L’Ai Act pone paletti necessari, che riflettono il modo in cui vogliamo interpretare e utilizzare queste tecnologie. È giusto mantenere uno sguardo attento su ciò che genera valore e su come contenere i rischi, ma serve anche equilibrio: l’ansia di regolamentare tutto non è uno scenario auspicabile. Il punto non è avere più regole, ma avere regole comprensibili, coerenti e applicabili. Solo così potremo conciliare innovazione e tutela, prevenendo i rischi senza frenare il progresso.

 

Un discorso che si allarga anche al mondo dei professionisti del diritto?

Certamente. L’Ai può diventare un alleato prezioso non per sostituire il giudizio umano, ma per rendere più efficiente l’analisi, la gestione dei dati e il controllo della conformità normativa.


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