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Codice degli appalti, quali novità per servizi globali e general contractor?

Il punto di Francesca Isgrò, responsabile del dipartimento Legal Public Law, Regulatory & Competition di PwC TLS

07-06-2024

Codice degli appalti, quali novità per servizi globali e general contractor?

 

di Valentina Magri

 

Il Dlgs 36/2023, meglio noto come nuovo Codice degli appalti, rispetto al Dlgs 50/2016 (vecchio Codice degli appalti), introduce un’esplicita disciplina sui servizi globali (cd. global service), che definitivamente assume piena dignità giuridica


Nel Libro IV “Del partenariato pubblico-privato e delle concessioni”, Titolo IV “La finanza di progetto” Parte VI, del nuovo Codice degli appalti,  è contenuta la disciplina dei servizi globali che  ricomprende, non soltanto l’istituto del contraente generale, ma anche ogni altra figura negoziale “atipica” avente ad oggetto «il complesso delle prestazioni eterogenee, necessarie per il compimento, la gestione, la manutenzione, il finanziamento di un’opera o di un servizio, e funzionali al miglior perseguimento del risultato amministrativo, anche in termini di efficienza e qualità, di cui è garante l’operatore economico». 


«Le caratteristiche principali dell’istituto del contraente generale, come confermato dalla relazione al nuovo Codice, sono la qualità dell’operatore economico e la centralità del raggiungimento del risultato amministrativo alla base dell’affidamento», spiega Francesca Isgrò, responsabile del Dipartimento Legal Public Law, Regulatory & Competition di PwC TLS dal 2022. Rispetto alla previgente disciplina, sono rimaste invariate: le prestazioni che deve erogare il general contractor; l’obbligo di adeguata qualificazione del contraente generale; l’assenza del rischio operativo in capo al contraente generale, che non si occupa della fase di manutenzione e gestione dell’opera; la soglia minima di 100 milioni di euro del valore dell’affidamento per l’applicazione di tale procedura. 


Di particolare rilevanza è la formalizzazione - in via definitiva - dell’obbligazione di risultato nel rapporto della pubblica amministrazione con il contraente generale. «Il nuovo Codice degli appalti stabilisce che il contraente generale è tenuto a perseguire un risultato amministrativo e che il suo corrispettivo dipenderà dal risultato ottenuto e dalle prestazioni rese. «Tali criteri saranno specificati nel bando di gara e nel contratto», chiarisce Isgrò, secondo cui la connessione fra la remunerazione del contraente generale e il raggiungimento degli obiettivi dell’amministrazione rafforza le ragioni per le quali l’istituto in oggetto è stato collocato nella disciplina dei servizi globali.


Inoltre, il nuovo Codice inserisce un nuovo elemento tra i criteri da rispettare nella procedura di aggiudicazione, stabilendo che nella fase di valutazione dei progetti si terrà particolarmente conto del «miglior perseguimento del risultato amministrativo dedotto nel contratto». Per quanto riguarda le modifiche in corso d’opera, non ci sono novità rilevanti rispetto alla disciplina previgente. «Il rischio legato alle modifiche progettuali resta in capo alla stazione appaltante nei casi di modifiche da essa richieste oppure in capo al privato nei casi di modifiche derivanti da errori nella fase di redazione del progetto esecutivo», afferma Isgrò. In tutti gli altri casi, si prevede l’obbligo del contraente generale di comunicare le modifiche alla stazione appaltante, per consentire a quest’ultima di opporsi qualora ne derivino modifiche al risultato atteso dall’amministrazione.


Infine, per quanto concerne le procedure di aggiudicazione, il nuovo Codice degli appalti rimette al bando l’individuazione del progetto di fattibilità tecnico-economica e del numero minimo e massimo di operatori invitati, al fine di assicurare una effettiva concorrenza. 


«Con il nuovo Codice la disciplina del global service è orientata al rafforzamento della tutela della concorrenza, senza poter più limitare quest’ultima per le finalità che erano previste nel vecchio Codice», conclude Isgrò.


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