IL COMMENTO

Avvocati e futuro: il dialogo dei sordi

Il business as usual e un’informazione senza contenuti nascondono la profonda rottura in arrivo

19-12-2025

Avvocati e futuro: il dialogo dei sordi

Di Marco Michael Di Palma 

 

Da oltre vent’anni, stimolati in parte dal primo osservatorio italiano a loro dedicato, gli avvocati d’impresa riflettono sulla loro natura di fronte a un susseguirsi di sfide. La concorrenza internazionale, la governance, il dumping, le crisi finanziarie, il potere delle direzioni aziendali, la pandemia, il lavoro da remoto e, oggi, l’impatto dell’intelligenza artificiale. Temi che hanno in modo diretto o indiretto influenzato e trasformato il comparto. 

 

Nel frattempo, l’attenzione mediatica sulla categoria è cresciuta, gli operatori si sono moltiplicati e sono proliferati portali, testate, eventi, summit e talk. Tuttavia, il dibattito, pur essendo ampio, sembra restare ancorato alle logiche di vent’anni fa, quando il mercato iniziava ad aprirsi al dialogo con professionalità diverse e poco conosciute. Non mancano, tra le fila degli avvocati d’impresa, figure in grado di leggere le tendenze emergenti, ma queste voci rappresentano ancora l'eccezione. 

 

Un esempio emblematico di questa stagnazione si rintraccia nelle discussioni sull’intelligenza artificiale, ridotte a una dicotomia manichea tra buono e cattivo uso, anziché il riconoscimento di una forza destabilizzante sui fondamenti economici e organizzativi del modello di studio legale. È condivisa da tutti l’idea di un cambiamento inevitabile e profondo in arrivo, ma il dibattito, spesso vago, tende a tornare rapidamente su posizioni più rassicuranti. L'idea che l'AI non possa sostituire l’assistenza sartoriale o la supervisione umana, benché in gran parte vera, non coglie pienamente la questione ma fa trasparire il bisogno di comfort zone. Ancora più rivelatore, il copione sui giovani. Nessuna sostituzione, solo maggiore rapidità dei processi e strumenti facilitatori. La formazione resta essenziale. Crediamo nelle persone. I giovani nativi digitali possono insegnare ai soci, ecc.  

 

Non è possibile ignorare che l’intelligenza artificiale può mettere in discussione non solo la formazione e il ruolo dei giovani avvocati, ma l’intero assetto organizzativo e produttivo dello studio legale e la valorizzazione dei servizi. La narrazione, invece, sembra voler mantenere intatta la visione di una professione la cui bellezza intrinseca e il valore umano siano sufficienti per rispondere alle sfide in arrivo. Ci si proietta in un futuro che non esiste perché non esiste da tempo il presente da cui quel futuro potrebbe prendere forma. Quanti avvocati condividono realmente questa prospettiva? I dati che TopLegal ha diffuso sul sentiment degli associate appartenenti ai principali studi legali raccontano una realtà diversa. Sono significativi anche i dati sul crescente allontanamento dei giovani dalla carriera forense.  

 

In questo passaggio storico, l’ecosistema dell’informazione italiana si presenta carente di analisi, costretta a privilegiare più gli aneddoti che la riflessione critica. Giornalisti e moderatori, nel loro ruolo di facilitatori, si limitano a gestire il flusso degli interventi, stabilendo l’ordine della scaletta, regolando i tempi, limitandosi a collezionare opinioni e testimonianze senza approfondirne le implicazioni. Le formule retoriche e le scorciatoie semplificative sostituiscono l’interpretazione dei fatti. In questo momento decisivo, sarebbero necessarie meno rassicurazioni e una discussione più lucida e autorevole. 


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