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I mille volti della Capitale
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28 ago 2018
Speciale Roma

I mille volti della Capitale

Tra professori, progetti nazionali e fuga degli anglosassoni, qual è il futuro del mercato legale romano?

 

Collage. Basterebbe quest'unica parola a descrivere l’offerta legale della città di Roma. Oltre 24 mila avvocati, un decimo di tutto il Paese, che fanno della Capitale il centro urban più affollato d’Italia per numero di legali. Ma queste cifre, per quanto ciclopiche, non esauriscono la complessità del quadro legale romano che si presenta stratificato e composto da elementi tra loro diversissimi e, talvolta, estranei al contesto locale. Un collage dal quale è arduo isolare i vari livelli che lo compongono. Oltre che dal numero totale di avvocati, Roma è infatti caratterizzata dalla compresenza di diversi modi di intendere la professione legale e lo studio stesso. Una biodiversità professionale non comparabile con nessuna altra città italiana e che vede le varie realtà differenziarsi per dimensione, provenienza, tipologia di assistenza fornita e obiettivi di breve e lungo periodo. Convivono nella Capitale studi mono personali spesso legati a una figura universitaria di spicco e boutique specializzate in una practice o specifiche industry. A questi si aggiungono studi locali strutturati cresciuti oltre i confini regionali in realtà nazionali se non anche internazionali. E ancora, studi nazionali che dalle loro città di origine hanno aperto a Roma. Infine, studi internazionali che hanno insidiato la città eterna con risultati, tuttavia, non sempre vincenti, date le peculiarità del mercato legale romano. 

Crisi internazionali
Negli ultimi anni, sono le realtà internazionali ad avere avuto le maggiori difficoltà a mantenere o stabilire un presidio capitolino. In quattro anni hanno abbandonato Roma tre studi inglesi (Ashurst, Norton Rose Fulbright e Simmons & Simmons) e uno statunitense (McDermott Will & Emery), che hanno spostato il proprio baricentro verso le rispettive sedi milanesi. Le motivazioni, di volta in volta diverse, hanno però in comune l’esigenza di maggiore efficienza e di consolidare le attività, traducibile nella volontà di contenere gli alti costi di gestione che derivano dal foraggiare due sedi in un mercato meno redditizio rispetto al passato. Tra Milano e Roma ne esce sacrificata la Capitale considerata meno orientata al mercato e più lontana dal mondo finanziario, ormai il vero core business italiano di molti studi esteri. A queste chiusure va sommato anche il progressivo indebolimento della sede capitolina di Allen & Overy che dal 2016 ha registrato l’uscita di tre partner, con il socio Cristiano Tommasi rimasto a presidio degli uffici di corso Vittorio Emanuele II. Il primo grande lateral è stato quello di Massimiliano Danusso alla volta della sede londinese di BonelliErede, seguito a stretto giro dal passaggio dell’esperta di antitrust Silvia D’Alberti verso la sede romana di Gattai Minoli Agostinelli. Da ultimo, nel maggio 2018, il partner tax Francesco Bonichi ha preso la strada di Ey. A dispetto di queste defezioni però, lo studio ha ripetutamente espresso la volontà di mantenere il presidio in quella che è ritenuta «una location chiave, vicina alle autorità principali e alla parte politico regolamentare del Paese». Ma fino a quando questo bisogno di rappresentatività sarà funzionale e soprattutto conveniente? Se non è un caso, infatti, che la maggior parte delle realtà estere arrivate in Italia abbia preferito puntare su Milano, i pochi sbarchi registratisi negli
ultimi anni a Roma sono stati effettuati da studi non focalizzati solamente verso il mondo bancario-finanziario come Curtis e Dentons (entrambi peraltro già presenti a Milano). Due strutture che, per la particolarità dei loro progetti, non sono omologabili ad altre realtà estere. Il primo con una forte vocazione verso il mondo dell’industria e delle infrastrutture e una specifica tipologia di clienti. «A livello globale — ha spiegato il partner di Curtis, Sergio Esposito Farber — lo studio ha una vasta clientela di stati sovrani e la sede romana rappresenta innanzitutto un hub sul Mediterraneo e i paesi africani che storicamente assistiamo. Roma costituisce peraltro un asset di primaria importanza per la vicinanza alle istituzioni e alle primarie aziende italiane cui prestiamo consulenza su base continuativa». La strategia di Dentons è stata più volte rafforzata dal managing partner Federico Sutti in chiave di continua e forte espansione, con l’obiettivo di costruire un servizio full-service fondato sulle 12 practice coperte a livello globale dallo studio.

 

L'articolo completo è disponibile sul numero di agosto-settembre di TopLegal Review.

tags: BonelliEredeAllen & OverySimmons & simmonsGattai Minoli AgostinelliDentonsAshurstCristiano TommasiFrancesco BonichiNorton Rose FulbrightEYMcDermott Will & EmeryMassimiliano DanussoCurtisSergio Esposito FarberSilvia D’Alberti
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