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Le 17 qualità del buon avvocato
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18 mag 2018
Professione avvocato

Le 17 qualità del buon avvocato

In un libro il vademecum delle soft skill richieste ai professionisti che vogliono avere una marcia in più

 

Oggi la competenza di un avvocato ha un significato più ampio che in passato. Maneggiare il diritto da solo basta soltanto a esercitare la professione, ma non a essere un buon avvocato. Per quello, serve una marcia in più. Serve la giusta miscela tra competenze tecniche, hard skill, e competenze soft, ossia le competenze trasversali che completano la formazione e la professionalità. E che sono un mix di conoscenze, capacità e atteggiamenti.

È questo uno dei messaggi che si può trarre dal libro “Professione: Avvocato” a cura di Alessandro Barzaghi, socio di Cocuzza, e Lia Campione, knowledge & learning manager di Linklaters. Gli autori hanno chiesto a 17 professionisti, la maggior parte dei quali partner in studi legali d’affari, di individuare le qualità distintive e ritenute indispensabili per essere un buon avvocato. E hanno classificato le risposte ricevute in quattro ambiti: mente aperta (si tratta di curiosità, creatività, flessibilità, duttilità, apertura, globalità); etica (rispetto, rettitudine, riservatezza); serietà (diligenza, pazienza, umiltà, coscienza del ruolo); psicologia (capacità di intuizione, saper ascoltare, empatia, disponibilità all’ascolto).

A ben guardare, sono qualità utili (e in alcuni casi richieste) più o meno a tutte le professioni che prevedono un’interazione con le persone e un codice deontologico da rispettare. Si tratta di competenze che non si apprendono nelle aule universitarie, ma la cui importanza si constata sul campo: ad esempio la capacità di costruire relazioni con clienti, colleghi, professionisti e non professionisti, o l’apertura e la flessibilità di adattarsi ai cambiamenti della professione e del mercato in cui si opera.

Mente aperta


A una prima sfera di competenze “morbide” ritenute utili a un avvocato appartengono qualità come curiosità, creatività, flessibilità, duttilità mentale e libertà di pensiero, apertura, globalità. In altre parole, serve la capacità di mantenere una mente aperta, in grado di elaborare in maniera costruttiva sia i cambiamenti interni agli studi, adattandosi a nuove governance e strutture, sia i cambiamenti nelle richieste dei clienti, offrendo loro servizi innovativi. Per affrontare con successo queste sfide interne ed esterne, bisogna diventare esperti di business, capaci di interpretare le esigenze del proprio mercato di riferimento, quello legale, e le esigenze dei diversi mercati in cui si muovono i propri clienti.

Come afferma nel suo intervento il partner di GiusPubblicisti Associati Simona Viola, a volte per assistere al meglio un cliente è necessario conoscere il settore in cui lavora alla stregua di un ingegnere – se il cliente è attivo per esempio nel campo dell’Energy – o di un chimico o biotecnologo se il cliente appartiene all’industria del Life sciences. Ecco, allora, che la curiosità e l’apertura a ciò che è altro rispetto al diritto diventano qualità indispensabili per stare sul mercato.

L’importanza della psicologia

Se per diventare un professionista di livello sono richieste dialettica, retorica e buona oratoria; le stesse qualità non sono però sufficienti per un consulente. Perché un conto è saper argomentare e un altro è saper comunicare in modo efficace. Entrando in contatto con una pluralità di persone (clienti, colleghi, collaboratori, giudici etc.), all’avvocato è richiesta la capacità di capire chi ha di fronte, adattare il proprio modo di relazionarsi in base all’interlocutore, mettersi nei suoi panni, far passare le informazioni nel modo giusto, ascoltare in modo attento e rispondere in modo empatico. Tutte queste qualità aiutano a raggiungere il risultato desiderato, come evidenziano alcune riflessioni contenute nel libro circa il rapporto tra consulenti e clienti.

Diversi autori ricordano che per gestire al meglio un mandato bisogna entrare nella vita dei clienti per aiutarli a comprendere e mitigare i rischi delle loro azioni o per orientarli nei provvedimenti da prendere per raggiungere il risultato sperato. L’avvocato deve cioè essere percepito come un consulente di fiducia. E, come tale, dovrebbe sviluppare la capacità di connettersi con il cliente e ispirare fiducia. Per farlo, secondo gli autori del libro servono capacità di intuizione, empatia e disponibilità all’ascolto; quindi, una buona dose di psicologia.

Serietà ed etica fanno il professionista


Le nuove generazioni non sono più come quelle di una volta. Un detto che trova conferma anche negli studi legali d’affari, dove un tempo qualità come creatività o empatia sarebbero sembrate abbastanza trascurabili. Tuttavia, è altrettanto vero che ci sono caratteristiche senza tempo, che dovrebbero fare parte del corredo indispensabile di un buon avvocato.

Tra le soft skills sempre attuali, vengono individuate la diligenza – che «troppo spesso è degradata a piccola virtù, anche un po’ banale», secondo il partner di Linklaters Roberto Casati (ai tempi della stesura del libro Roberto Casati era partner in Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, ndr) – la pazienza, l’umiltà e la coscienza del ruolo. Ma anche il rispetto, la rettitudine e la riservatezza, messa a dura prova da quelle che Claudio Cocuzza, fondatore dell’omonimo studio, definisce le lusinghe alla vanità proposte dalla comunicazione.

Sono serietà ed etica, secondo gli autori, le virtù senza tempo di un professionista. E sono qualità che, seppur non innate, dovrebbero essere coltivate da ogni avvocato. Ne coglie l’importanza Barzaghi, sottolineando che «anche se il lavoro dell’avvocato è destinato a trasformarsi, il cuore della professione rimarrà lo stesso».

 
tags: LinklatersCleary Gottlieb Steen & HamiltonRoberto CasatiCocuzzaSimona ViolaAlessandro BarzaghiGiusPubblicisti AssociatiLia Campione
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