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12 mar 2018
Strategie alla dogana

Verso il tax e customs manager

L’autorizzazione Aeo sarà a breve rilevante anche ai fini Iva. Kpmg ne discute con aziende e istituzioni

Le recenti evoluzioni della disciplina del commercio internazionale aprono nuove tematiche per le aziende e avviano una nuova stagione di rapporti con l’amministrazione. Protagonista di questo nuovo corso è l’autorizzazione Aeo (operatore economico autorizzato) che, a breve rilevante anche ai fini Iva per effetto di una proposta europea, consente di qualificare l’impresa come soggetto fidato ed offre la possibilità di gestire in sicurezza profili complessi del rapporto con le Autorità fiscali di Stato membro. Il tema è stato approfondito durante l’incontro “Le nuove prospettive del commercio internazionale tra pianificazione e compliance”, organizzato in due appuntamenti a Milano e Roma da Studio Associato Kpmg. Ne hanno discusso: Massimo Fabio, partner responsabile Global Trade & Customs di Studio Associato (Kpmg); Elisa Zona, customs manager di Prada; Giovanni Mosca, capo ufficio Aeo dell’Agenzia delle Dogane; Francesco Spaziante, Divisione contribuenti, Settore internazionale.

Il rapporto Aeo e Ctp

L’Aeo, lo status di operatore economico specializzato, rappresenta un’importante novità in uno scenario internazionale complicato da nuove policy Usa, dazi protettivi e distorsivi, e nella difficoltà che Brexit creerà anche nelle logiche comunitarie. Una qualifica che, nata in ambito doganale, sarà ora prevista anche ai fini Iva per effetto della proposta europea, attraverso la nuova figura della Certified taxable person (Ctp). Essendo i requisiti del Ctp sovrapponibili a quelli dell’Aeo, ha spiegato Fabio nel suo intervento, assumere la qualifica Aeo consentirà anche di acquisire la qualifica Ctp, senza dover fare ulteriori richieste. Con il passaggio nel 2019 al regime Iva europeo definitivo, in ottica di prevenire le famose frodi carosello, le società non potranno più assolvere l’Iva in maniera virtuale ma dovranno anticiparla, a meno che appunto non abbiamo la qualifica di Ctp, che consentirà di continuare a godere del regime di neutralità. Anticipare l’Iva, ha sottolineato Fabio, genererà però per le aziende un gap di cash flow, e per questo il Ctp è una grande opportunità, soprattutto se gestito attraverso l’Aeo.

Come ha ricordato, Francesco Spaziante, della Divisione contribuenti-Settore internazionale dell’Agenzia delle Entrate, chi non è Aeo può certamente assumere la qualifica di Ctp (Certified Taxable Person), tuttavia per conoscere il percorso per ottenere tale status in uno Stato membro, valevole in tutto in Territorio dell’Unione, occorre attendere l’evoluzione della proposta normativa presentata dalla Commissione il 4 ottobre 2017. Il percorso per diventare Aeo è, invece, già ben delineato. Il Ctp, ha spiegato Spaziante, è caratterizzato dall’essere un soggetto passivo molto affidabile, sotto il profilo degli adempimenti fiscali e del controllo gestionale interno. Tale profilo di affidabilità lo pone al centro di una serie di agevolazioni, nell’ambito degli scambi intra unionali, in attesa che si attui il regime definitivo dell’Iva. In particolare, le agevolazioni proposte dalla Commissione (quick fixies) riguardano la prova delle cessioni intracomunitarie, il trasporto del bene nell’ambito delle transazioni a catena, e infine l’ambito del consignement stock. La rilevanza di tale “soggetto affidabile”, ha rilevato Spaziante, risiede nel fatto che sarà universalmente riconosciuto da tutti gli Stati membri, e ciò facilita il percorso delle riforme in campo Iva.

Un nuovo patto di fiducia

Una testimonianza concreta dal mondo delle aziende è arrivata da Elisa Zona, custom manager di Prada che ha voluto sottolineare quelle che sono le aspettative delle imprese rispetto all’autorizzazione  Aeo in ambito doganale: si tratta di un processo di non trascurabile impatto sia sotto il profilo dei costi supportati che organizzativo, avuto riguardo per l’impegno e le responsabilità assunte dalle risorse, al quale si accompagnano, però, innegabili valori aggiunti in termini di una più ampia diffusione di know how specifico, di una maggiore consapevolezza e più attento presidio sia dei rischi connessi all’operatività doganale che dei profili di compliance e di pianificazione preventiva quali leve di competitività nel commercio con l’estero. Oggi più che in passato, l’instabilità del quadro internazionale dovrebbe condurre le aziende a riflettere sull’opportunità di sviluppare, al loro interno, un più marcato interesse per il momento doganale inteso come conoscenza diretta delle sue regole quali strumenti di pianificazione e semplificazione dei flussi distributivi incidenti sulla distribuzione degli oneri finanziari ed operativi di un’impresa. Un profilo, talvolta, trascurato perché attività, normalmente, gestita in outsourcing, affidata a spedizionieri internazionali. Tale riflessione, ha chiosato Zona, appare, maggiormente opportuna in un contesto nel quale è evidente e non può che essere apprezzata la propensione dell’amministrazione a stabilire un rapporto sempre più diretto con il contribuente su base fiduciaria con la messa a disposizione di istituti che incentivano gli scambi commerciali e la competitività sul presupposto di una più trasparente ed efficace collaborazione reciproca e della compliance. L’autorizzazione Aeo in ambito doganale è una chiara espressione di tale orientamento. Essa si rivela, non solo per il settore del lusso, leva di competitività: a fronte delle tempistiche pressanti del comparto, aiuta ad abbattere i tempi di transito complessivo dei prodotti attraverso una riduzione dell’entità dei controlli alle frontiere. Comprimendo le soste obbligate nei vari punti di frontiera, riduce i rischi di furti. Offre, attraverso l’accesso agevolato ad istituti e regimi doganali, presupposti di ottimizzazione della pianificazione logistica delle spedizioni e della gestione della documentazione correlata.

Sviluppare le competenze in azienda

L’esigenza di una persona che all’interno delle imprese conosca in maniera approfondita la materia doganale è stata sottolineata anche da Giovanni Mosca, a capo dell’ufficio Aeo dell’Agenzia delle Dogane. A fronte di un commercio internazionale “insidioso e mutevole”, gli operatori economici devono, infatti, muoversi con anticipo, valutando l’impatto delle norme e le possibilità offerte dalla normativa unionale e azionando meccanismi interni per poter gestire al meglio le operazioni commerciali. In altri termini, non è più sufficiente, nelle strategie di espansione internazionale, valutare solo il mercato estero di approdo, ma è sempre più importante esaminare tutto quello che bisogna affrontare per arrivare preparati su questi mercati esteri. In questo processo, per essere in grado di coprire i diversi rischi, le imprese devono preoccuparsi di aderire e conformarsi agli standard internazionali ed alle leggi fiscali e doganali. L’intervento di Mosca ha, quindi, voluto sottolineare come la velocità e la modificabilità del commercio internazionale impongano una pianificazione aziendale adeguata che contempli anche la gestione della funzione doganale. Infine, ha evidenziato l’importanza della compliance, sia nel settore fiscale che doganale come percorso ottimale per la gestione in sicurezza dei traffici internazionali da parte di soggetti affidabili e sicuri. Per muoversi con consapevolezza è quindi necessario spaziare tra diverse normative e standard (2016 riforma del codice doganale, 2017 centralità della compliance; 2018 riforma Iva e soggetto certificato passivo Iva) sviluppando quelle competenze necessarie di cui potrebbe essere connotata la figura del tax e del customs manager, per i quali le grandi imprese si stanno già attrezzando.

 

tags: Kpmgnull nullPradaMassimo FabioElisa Zona
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