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Penale

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CALMA APPARENTE

Un anno all’insegna del riassestamento legislativo. Un mercato mosso dalla crisi delle banche e dall’evasione delle grandi realtà estere. Con un occhio ai crimini informatici 

 

IL 2015 è stato un anno di grande fermento legislativo. Dall’introduzione dei reati di disastro ambientale e omessa bonifica all’innalzamento delle soglie per i reati fisca­li, non sembra esservi stato settore del diritto penale che non abbia subito modifiche più o meno distintive al proprio impianto. Ma lo scorso anno verrà ricordato soprattutto per la voluntary disclosure, la procedura di col­laborazione volontaria per il rientro di capi­tali illecitamente detenuti all’estero. Il tema, pur riguardando più direttamente i tributa­risti, aveva acceso l’attenzione dei penalisti d’impresa in quanto possibile generatore di nuovi mandati sia in ottica preventiva che di assistenza giudiziale a posteriori, con la maggior parte dei penalisti dichiaratasi con­fidente in una crescita delle attività legate a questo tema proprio nel 2016. La proroga del termine ultimo per la presentazione della voluntary disclosure e l’immensa partecipa­zione dei contribuenti a tale procedimento di collaborazione hanno posticipato a data da destinarsi l’arrivo di questa tanto declamata ondata di mandati per il mercato penale.

Riassume bene Raffaella Quintana, part­ner di Dla Piper secondo la quale «gli effetti della voluntary sono stati certamente molto significativi, anche se, per il momento, han­no interessato principalmente il dipartimento tax, che nell’ultimo anno ha visto pressoché triplicato il lavoro. Le questioni di rilevan­za penale verranno fuori probabilmente tra qualche tempo, dopo l’esame complessivo di tutte le informazioni raccolte che potrebbero condurre all’insorgenza di possibili problemi di interesse penale».

Simile lentezza di reazione si legge an­che in riferimento alle tematiche ambientali. «I processi che mi hanno impegnato l’anno scorso afferiscono ancora alle vecchie nor­mative » dichiara Carlo Baccaredda Boy, tito­lare dello studio Baccaredda Boy. «La nuova normativa, riscrivendo alcune fattispecie pe­nali e introducendone di nuove, come i delit­ti di inquinamento ambientale e di disastro ambientale, ha sicuramente sollecitato una riflessione all’interno delle aziende. Di fronte a una situazione di compromissione ambien­tale, le Procure possono contestare fatti di 
reato anche molto gravi. Gli imprenditori più accorti hanno già iniziato una revisione delle procedure interne al fine di prevenire i pos­sibili rischi, rendendole ancora più stringenti ed efficaci».
Riporta di aver visto, invece, un incremen­to del lavoro giudiziale Clifford Chance.

Il responsabile del dipartimento Antonio Go­lino, insieme a Paola Severino, è stato incari­cato da Credit Suisse di chiarire e replicare alle accuse mosse dalla Procura di Milano sulla presunta maxi-evasione di circa 13mila clienti italiani che avrebbero trasferito all’estero, at­traverso società controllate dal gruppo Credit Suisse, somme superiori ai 14 miliardi di euro. Per i clienti sono ipotizzati i reati di frode fisca­le, ostacolo all’attività di vigilanza, riciclaggio e abusivismo finanziario. Il gruppo bancario svizzero è indagato, invece, per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, la 231 del 2001. Da segnalare, inoltre, come circa la metà dei correntisti coinvolti abbia deciso di aderire alla voluntary disclosure mettendosi in regola almeno dal punto di vista fiscale.

Un procedimento di tale portata non può prescindere dalla collaborazione con i tributa­risti. È lo stesso Antonio Golino ad affermar­lo: «Facciamo tantissimo penale tributario e il dipartimento tax di Carlo Galli è quello con cui abbiamo più sinergie giudiziali. Questo co­stituisce per noi un punto di forza in quanto abbiamo già in studio un fiscalista di livello, mentre molti nostri concorrenti sono costretti a ricercare tale figura all’esterno».

Quello degli omessi tributi è il tema che guida le maggiori inchieste della Procura di Milano. Nel mirino del procuratore Francesco Greco sono infatti finite alcune delle maggiori multinazionali dell’hi-tech – Apple, Google e Amazon, le più note – alle quali sono conte­stati mancati versamenti per diverse centina­ia di migliaia di euro e diversi reati tra i quali evasione fiscale e omissione fraudolenta.

La prima tra queste società a trovare un ac­cordo con l’Agenzia delle Entrate è stata Ap­ple. Il gruppo californiano lo scorso dicembre ha chiuso il contenzioso fiscale versando al fi­sco 318 milioni di euro. Ma alla scadenza del termine per un patteggiamento riguardante i profili penali, il legale del gruppo Paola Seve­rino ha presentato richiesta di archiviazione. Ora la procura valuterà se accogliere la richie­sta o esercitare l’azione penale chiedendo il processo per il legale rappresentante e ammi­nistratore delegato di Apple Italia Enzo Biagini e per il direttore finanziario Mauro Cardaio, nonché per il manager della irlandese Apple Sales International, Michael Thomas O’Sulli­van.

Sul caso Google, alla quale è stata conte­stata un’evasione da 300 milioni di euro, sono all’opera R&p Legal e il già citato studio Seve­rino. 

 

Banche sulla graticola 
Continua il fermento del settore bancario, sia in ambito giudiziale che consulenziale. Nel giudiziale si sono moltiplicati i processi legati a responsabilità degli ex vertici per re­ati di varia natura (associazione a delinquere, aggiotaggio, appropriazione indebita e rici­claggio). I casi più noti, solo per citarne alcu­ni, sono quelli che hanno riguardato Banco Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Etruria e Banca Carim. 

Sul fronte consulenza, invece, risalta l’at­tività di assistenza fornita da BonelliErede, ai quattro enti ponte ( Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio, Nuova Cassa di Risparmio di Chie­ti e Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara) nell’ambito del primo caso di applicazione in Italia del nuovo quadro normativo introdotto dalla Bank recovery and resolution directive (Brrd). Il caso vede la partecipazione di di­versi dipartimenti tra cui quello penale, gui­dato da Francesco Sbisà, sia per le indagini relative alla vecchia gestione sia per i poten­ziali rischi dell’attuale gestione.

 

Anticorruzione e vigilanza 
Altro possibile volano per il settore potrebbe rivelarsi la frenetica attività dell’Anac gui­data da Raffaele Cantone, specie in seguito all’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti. Gli obblighi anticorruzione hanno già sviluppato una sinergia tra gli ammini-s­trativisti e penalisti soprattutto in ottica preventiva. Per le aziende diverrà necessario conoscere il codice degli appalti per evitare errori capaci di generare conseguenze penali.

In relazione alla prevenzione molte so­cietà hanno, inoltre, iniziato a inserire all’in­tero dei propri organismi di vigilanza, figure provenienti da diversi background professio­nali, tra cui anche penalisti, ritenuti sempre più utili all’interno di questi organi di con­trollo.

Non tutti però sono di questo avviso. Di­versi professionisti giudicano poco neces­saria la presenza di penalisti all’interno di questi organismi, preferendo a questi ultimi esperti di controlli. Secondo questa lettura, la consulenza del penalista dovrebbe essere richiesta in seguito alla segnalazione di un’irregolarità da parte dello stesso Odv, in quanto le violazioni dei modelli di compliance non riguarderebbero solo profili di diritto penale. Critica verso l’attuale composizione di molti Odv ma fiduciosa sull’utilità del pe­nalista al loro interno è, invece, Carlotta Campeis, responsabile del dipartimento pe­nale dello studio Campeis: «Alcune società preferirebbero un Odv con un ruolo pret­tamente formale, infatti c’è molta ritrosia nell’essere oggetto di un controllo effettivo da parte di professionisti competenti e in grado di segnalare ciò che non va. L’attività dell’organismo di vigilanza composto anche da un penalista è in grado di produrre valore aggiunto». 

 

Sviluppi futuri: cybercrime 
Tema di frontiera ancora poco dibattuto in Italia è, invece, il crimine informatico. Si moltiplicano, infatti, gli attacchi alle società – specie multinazionali – che vedono sem­pre più a rischio la sicurezza dei propri dati e il patrimonio aziendale. E la tutela, anche legale, cresce.
Secondo Enrico Maria Mancuso, counsel di Baker & McKenzie, «la questione coin­volge più aspetti. Serve un dialogo costante tra i diversi dipartimenti dello studio, spe­cialmente con il coinvolgimento di esperti in data protection. Si tratta di un settore in cui stiamo investendo molto anche a livello glo­bale. Il tema diventerà rilevante nel prossimo futuro e ci sarà un incremento esponenziale del lavoro per gli studi che sapranno interes­sarsi già da ora alla questione».
Secondo Giuseppe Vaciago, partner di R&p Legal, «inizia a esserci una percezione di quali potrebbero essere i problemi deri­vanti dal cybercrime e le aziende, soprattutto quelle più strutturate, iniziano a chiedere tu­tela. La prevenzione, infatti, passa sia dall’in­cremento delle difese informatiche ma anche dai modelli di compliance aziendale. Cresce il bisogno di procedure e policy che permet­tano un’attività di controllo più efficace ma anche quella dell’assistenza all’insorgere di patologie per le società che hanno già subito un attacco. Non è ancora un settore portante ma lo diventerà presto, specie in relazione allo spionaggio industriale».

 

Oltre Milano 
Qual è il contesto per le altre regioni produt­tive del Nord? Se Milano continua a fare la parte del leone nella maggior parte dei pro­cessi di rilevanza nazionale, diversa è la si­tuazione per le altre aree del Paese. Secondo Guglielmo Giordanengo dello studio torine­se Giordanengo, la situazione del territorio torinese «non è certamente straordinaria», ma vi è da rilevare che «la piazza di Torino ultimamente ha visto delle importanti rior­ganizzazioni anche a livello di Procura, tra le quali mi pare importante evidenziare il pensionamento di Raffaele Guariniello il cui pool ha incardinato e seguito molti dei più rilevanti processi ambientali e antinfortuni­stici degli ultimi anni».
Dello stesso avviso Maurizio Bortolotto dello studio Gebbia Bortolotto secondo cui «nell’area di Torino i grandi processi si con­tano sulle dita di una mano. Su questo, però, influisce molto la consapevolezza da parte delle aziende sull’importanza della consulen­za, che apre un trend volto a una diminuzio­ne dell’attività processuale».

Il bisogno di una prevenzione efficace, coltivato soprattutto nel milanese, sta ora raggiungendo anche le altre aree del Paese. È questa la lettura di Carlotta Campeis, ope­rante nell’area del Triveneto: «I privati con una determinata cultura iniziano a porsi il problema della consulenza. C’è un aumento di sensibilità che permette anche una difesa più intelligente. Prima si contatta il profes­sionista, meglio si lavora».

Si tratta però di una percentuale ridotta di società, in un territorio che è stato al centro del forte scombussolamento delle realtà cre­ditizie principali, prima tra tutte la Popolare di Vicenza.
Molto meglio è andata sul fronte della pubblica amministrazione. Si è infatti con­clusa con diciotto assoluzioni l’inchiesta sulla cosiddetta vicenda “Spese Pazze” per la Regione Friuli-Venezia Giulia che ha visto all’opera Borgna, in difesa di quattro impu­tati, e Ponti, per altri otto. Caduta l’accusa di peculato legata all’uso dei fondi dei gruppi consiliari dell’ente.

Altro tema interessante che occupa da mesi le pagine dei giornali e preoccupa anco­ra una volta l’intero territorio è lo scandalo denominato “Sauvignon Connection”.

Diversi produttori vitivinicoli, insieme all’e­nologo Ramon Persello, sono indagati per frode nell’esercizio del commercio di sostanze ali­mentari non genuine. Sotto accusa sarebbe una miscela non dannosa ma non prevista dal disci­plinare di produzione dei vini Doc. Gli imputati sono assistiti dai già citati Campeis e Ponti.

 

L'indagine integrale sul Penale societario pubblicata da TopLegal Review (settembre 2016) è disponibile qui


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